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27/01/2017 – Giornata della memoria

Ogni anno vi sono più ricorrenze il cui scopo è ricordare un evento ritenuto particolarmente significativo, nel bene o nel male.
Il 27 gennaio si ricordano gli orrori dell’Olocausto nazista.
Sono passati circa 70 anni dallo sterminio sistematico messo in atto dalla Germania nazista e dai suoi alleati, alcuni testimoni diretti di quel periodo sono ancora in vita, eppure la giornata della memoria in Italia è un evento controverso. Le polemiche non si limitano ai negazionisti, che semplicemente affermano che le atrocità descritte furono una montatura e non siano mai avvenute nella realtà, ma coinvolgono anche critiche più sottili. Molti lamentano il fatto che innumerevoli altre persecuzioni contro popolazioni o gruppi etnici siano state perpetrate e ancora siano in atto in varie parti del Mondo. Qualcuno ritiene che sia inutile racchiudere il ricordo in un giorno solo, per poi tacere nel resto dell’anno.

Ricordare, in effetti, serve solo se si impara dagli eventi già avvenuti.

In quegli anni la Germania non fu l’unico Stato a rifugiarsi nell’utopia dell’uomo forte al potere. Le condizioni economiche precarie e l’insoddisfazione diffusa dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale avevano reso le popolazioni insoddisfatte e avevano acceso la voglia di rivalsa. La ricerca di un uomo forte solo al potere che prometteva il ritorno ad antichi splendori e indicava un capro espiatorio su cui sfogare la frustrazione erano tentazioni molto forti.
Non solo gli ebrei furono perseguitati e uccisi sistematicamente, come ricorda bene ogni anno Cecilia Strada con questa immagine che riassume il codice colore delle divise nei lager:

“Nell’ordine: ebrei, prigionieri politici, criminali comuni, immigrati e apolidi, testimoni di geova, omosessuali, “asociali”, rom e sinti”

Come si vede, chiunque avesse una fede politica in contrasto con la visione prevalente in quel momento, chiunque avesse una fede religiosa diversa da quella che in quel momento veniva sentita come la religione prevalente, chiunque avesse un orientamento sessuale avvertito come diverso, e chiunque venisse in qualsiasi modo accusato di indebolire la società era colpevole.
I malati di mente e i malati gravi furono fra i primi a venire silenziosamente perseguiti, con l’operazione che divenne poi nota Aktion T4. Essa prende il nome dall’indirizzo della villa in cui furono uccisi trecentomila uomini affetti da disabilità fisica o mentale, reale o presunta. L’operazione prese il via dalle teorie di dello psichiatra Alfred Hoche e del giurista Karl Binding, che pubblicarono insieme un libro dal titolo già di per se’ esplicativo: Il permesso di annientare vite indegne di essere vissute. Da Wikipedia:

Binding crea una distinzione tra coloro che reputa «mentalmente morti» dividendoli in due gruppi: coloro che soffrono di una malattia incurabile o sono feriti mortalmente e coloro che sono «idioti inguaribili». Hoche afferma di non essere in grado di definire una regola assoluta per coloro che appartengono al primo gruppo – i malati incurabili – perché essi non hanno ancora completamente «perso il loro valore di vita oggettivo e soggettivo».

Soffermandosi sul secondo gruppo – gli «idioti inguaribili» – Hoche propone un’ulteriore suddivisione alle categorie già proposte da Binding. Egli opera una divisione tra coloro che diventano «idioti» dopo «essere stati mentalmente normali o almeno mediocri per un periodo della loro vita» (affetti, ad esempio, da demenza precoce o paralitica) e coloro che nascono già in questa condizione o che ne vengono colpiti nei primissimi anni di vita. Hoche sostiene che chiunque sia «idiota» dalla nascita non può aver mai sviluppato delle relazioni emotive con il suo ambiente o la famiglia mentre una persona vissuta normalmente per la maggior parte della sua vita ha questa possibilità. Ciò potrebbe permettere a questi ultimi di mostrare gratitudine ed affetto in correlazione al ricordo che possono avere di questi sentimenti avendoli in precedenza sperimentati. In entrambi i casi Hoche conclude che l’eventuale eutanasia debba essere considerata e ponderata con attenzione ma la loro morte non può essere comunque considerata alla stregua di quella di un normale essere umano. […] Utilizzando una cruda terminologia dal tono sempre più nazionalistico Hoche critica l’«attività moderna» che vuole «mantenere vivo il più debole» bloccando così il «dovere germanico» di «prevenire almeno la procreazione degli elementi mentalmente morti». Hoche, in un crescendo di fervore eugenetico, parla di «elementi di scarso valore», «deboli» ed «esistenze che zavorrano» lo Stato.

Hitler, nel “Mein Kampf“, aveva del resto chiarito già dal 1925 le sue intenzioni a riguardo di coloro che definiva come “parassiti della società” e “scandalo della razza:

Uno Stato nazionale in primo luogo dovrà innalzare il matrimonio dal grado di un continuo scandalo per la razza, e dargli la legittimità di un ordine chiamato a procreare creature fatte a somiglianza del Signore e non aborti tra l’uomo e la scimmia. […] Lo Stato nazionale deve permettere che soltanto chi non è malato procrei figli, perché è contro la morale il generare bambini quando si è malati o difettosi. […] Deve servirsi, per attuare ciò, delle più moderne scoperte mediche. Deve affermare che è incapace di procreare figli chi soffre di una malattia evidente o chi porta tare ereditarie. […] Chi è malato o indegno nel corpo o nello spirito, non è giusto che riproduca i suoi patimenti.

(HITLER A., Mein Kampf, München, Nachfalger, 1933, pp. 48-54,

traduzione di Alessandro Berlini)

Questo sterminio programmato, che coinvolse anche minori disabili, è raccontato molto bene nello spettacolo di Marco Paolini Ausmerzen, che raccoglie undici saggi basati su documenti dell’epoca e che è stato trasmesso su La7 nel 2011 proprio in occasione della Giornata della Memoria.

Per quanto riguarda gli omosessuali, il regime attinse addirittura alla Costitutio Criminali Carolina, promulgata nel 1532 dall’Imperatore Carlo V, che recitava:

Quelle persone coinvolte in condotta lasciva, sia uomo con uomo, che donna con donna, o essere umano con animale, perderanno la loro vita bruciando sul rogo.

Sebbene all’inizio della sua carriera politica il partito Socialdemocratico voti per l’abrogazione del residuo di questa legge omofoba, nel 1935 lo reinserisce inasprito, col nome di Paragrafo 175a. La nuova legge arriva dopo lo uno sterminio all’interno degli stessi apparati del partito dei più noti personaggi di dichiarato orientamento sessuale “deviato”, ossia del comandante delle SA, Rhom, e dei suoi collaboratori, e recita:

§175. Un uomo che commette atti licenziosi e lascivi con un altro uomo o permette l’abuso su di sé di atti licenziosi e lascivi, deve essere punito con l’imprigionamento. Se uno dei due coinvolti ha meno di 21 anni, al momento del compimento dell’atto la Corte può, specialmente in casi particolari, inasprire la punizione.

175a. E’ obbligatorio l’imprigionamento in un penitenziario per un periodo di tempo non superiore ai dieci anni, ed in presenza di circostanze attenuanti, per non meno di tre mesi a:

1. l’uomo che, con l’uso della forza o della minaccia della vita, obbliga un altro uomo a commettere atti licenziosi e lascivi con lui o obbliga la controparte a sottomettersi ad abuso con atti licenziosi o lascivi.

2. l’uomo che, sfruttando la propria posizione di superiorità in una relazione, per motivi di servizio, impiego o grado, induce un altro uomo a commettere atti licenziosi e lascivi con lui o a sottomettersi ad abuso mediante tali atti.

3. l’uomo che, avendo più di 21 anni induce un uomo che ha meno di 21 anni a commettere atti licenziosi e lascivi con lui o a sottomettersi ad abuso mediante tali atti.

4. l’uomo che, organizza in modo professionale atti licenziosi e lascivi con altri uomini, o a sottometterli ad abuso mediante tali atti, o offre sé stesso per atti licenziosi o lascivi con altri uomini.

175b. Gli atti licenziosi e lascivi contrari alla natura, fra esseri umani ed animali, devono essere puniti con l’imprigionamento; può rendersi necessaria la perdita dei diritti civili.

In Italia non ci fu invece una vera e propria repressione degli omosessuali per un motivo diverso, tragicomico col senno di poi, ben spiegato da questo stralcio della relazione redatta dalla Commissione che aveva il compito di valutare una legge in merito:

La Commissione ne propose ad unanimità e senza alcuna esitazione la soppressione per questi due fondamentali riflessi. La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore, nei congrui casi può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore, ma è noto che per gli abituali e i professionisti del vizio, per verità assai rari, e di impostazione assolutamente straniera, la Polizia provvede fin d’ora, con assai maggior efficacia, mediante l’applicazione immediata delle sue misure di sicurezza e detentive”
(Notizie tratte in gran parte da “La persecuzione degli omosessuali durante il nazifascismo”, a cura del CIRCOLO PINK – Centro di Iniziativa e Cultura Gay e Lesbica Verona)

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Oggi molte manifestazioni pubbliche ripercorreranno quegli orrori, probabilmente nelle scuole verranno letti stralci dei numerosi libri sull’argomento, o si proietteranno film sull’argomento.
Tuttavia la situazione che ci circonda non sembra aver colto i segnali d’allarme contenuti in queste memorie.
Negli Stati Uniti è recentemente stato eletto un politico che durante la sua campagna elettorale ha insultato ripetutamente le minoranze, inneggiando ad un ritorno alla grande America. Donne, omosessuali, malati e indigenti sono stati identificati come le fasce deboli che rallentano una società altrimenti vitali. A questo proposito è emblematico un passaggio della sua campagna elettorale in cui ridicolizza un reporter che gli ha posto una domanda scomoda facendone un’imitazione che punta a ridicolizzare la sua disabilità fisica:

Durante il suo discorso di ringraziamento alla consegna dei Golden Globe Meryl Streep ha ripreso questo episodio facendo un’analisi che condivido completamente:

Il lavoro di un attore è entrare nella vita di persone diverse da noi e farvi vivere ciò che provano loro e ci sono state così tante performance quest’anno che hanno fatto proprio questo, ma ce n’è stata una in particolare che mi ha colpito, ma non in senso buono. Non aveva nulla di buono ma ha raggiunto il suo scopo: far ridere il pubblico a cui era diretto. È stato il momento in cui la persona chiamata a sedersi nel posto più rispettato del nostro Paese ha fatto l’imitazione di un reporter disabile, una persona che non poteva difendersi
Mi ha spezzato il cuore quando l’ho visto, e non riesco a togliermelo dalla testa perché non era in un film, era la vita vera. E questo istinto di umiliare l’altro, quando è impersonato da qualcuno con una visibilità pubblica, qualcuno di potente, arriva nella vita di tutti quanti, perché autorizza altri a comportarsi nello stesso modo. La mancanza di rispetto causa altra mancanza di rispetto, la violenza incita altra violenza, e quando i potenti usano la loro posizione per maltrattare gli altri, perdiamo tutti quanti. E questo mi porta a parlare della stampa: abbiamo bisogno della stampa per tenere a bada il potere, questo è il motivo per cui i nostri padri fondatori hanno voluto che la sua libertà fosse riconosciuta dalla costituzione.

In Italia, il Movimento 5 stelle per bocca di Beppe Grillo e la Lega Nord tramite Salvini hanno rivendicato come scelta giusta il rivolgersi a figure di riferimento forti come Trump e Putin. Secondo un recente sondaggio di Demos, la voglia dell’uomo forte solo al potere è in netta ascesa:

Per quanto si parli di invecchiamento della popolazione, secondo i dati raccolti sono soprattutto i giovani a rivolgersi a questa utopia:

L’insoddisfazione generale ha radice, come spesso accade, nel periodo economico avvertito come difficile. L’annuario statistico dell’Istat 2016 indica una leggera ripresa dei tassi di occupazione nel 2015, soprattutto fra i 55-64enni, probabilmente per l’inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione, l’aumento della popolazione in età adulta e il maggior investimento nell’istruzione della popolazione di questa classe d’età rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia anche nella fascia dei 25-34 anni si è registrato un aumento dell’occupazione dello 0,3%. Eppure non solo il trovare un impiego è avvertito come difficile, ma le condizioni in cui si lavora sono spesso descritte, e non a torto, come rasenti lo sfruttamento e svalutanti rispetto alle prospettive. C’è una sfiducia generalizzata verso il titolo di studio elevato e la sua spendibilità nel mondo del lavoro. Tuttavia anche in questo caso i dati oggettivi smentiscono quanto è il sentimento generalmente avvertito nella popolazione, in quanto l’occupazione tra i laureati risulta più alta: nel 2015, a quattro anni dal conseguimento del titolo, lavora il 72,8% dei laureati di primo livello e l’83,1% dei laureati di secondo livello. Per i dottori di ricerca invece si registra quasi la piena occupazione: ha un’attività lavorativa il 91,5% dei dottori che hanno conseguito il titolo nel 2010 e il 93,3% di quelli che lo hanno ottenuto nel 2008.
Lo stesso processo avviene per quanto riguarda la criminalità reale e quella avvertita. Sempre secondo i dati del rapporto ufficiale dell’Istat

Nel 2014, sono stati 2.812.936, circa 46 ogni mille abitanti, i delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria (-2,7% rispetto al 2013). Diminuiscono ancora gli omicidi volontari consumati (-5,4%) e, al loro interno, quelli di tipo mafioso (-13,5%) che nel decennio 2004-2014 raggiungono il loro minimo. In calo anche le violenze sessuali denunciate (-5,1%) e lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione (-6,0%), a conferma di un trend che ha portato negli ultimi cinque anni a un calo complessivo del 30,6%.

Nel 2016 sono il 38,9% le famiglie italiane che indicano il rischio di criminalità come un problema presente nella zona in cui abitano (30,0% nel 2014).

Anche per quanto riguarda i flussi migratori la pressione avvertita su questo tema risulta in qualche modo sproporzionata rispetto ai dati in nostro possesso, pur essendo innegabilmente l’Italia un Paese esposto per posizione geografica all’arrivo di migranti soprattutto dai Paesi africani e mediorientali.
Come riportato sulla pagina dell’ UNHCR (the UN Refugee Agency)

I primi mesi del 2016 sono stati caratterizzati da arrivi imponenti; confrontando i numeri con quelli del 2015, però, si nota che non è possibile stabilire un trend di aumento.

Il picco di marzo (9.676 arrivi contro i 2.283 dello stesso mese del 2015) è probabilmente collegato al caldo eccezionale che ha caratterizzato quel periodo; ma è più che compensato appena si guardi ai dati di aprile. Se nel 2015 gli arrivi erano stati 16.063, il mese scorso c’è stato un calo del 43% (9.149 migranti e rifugiati arrivati in Italia via mare).

Inoltre, nonostante l’emergenza della scorsa settimana, il totale degli arrivi di maggio si mantiene al di sotto di quelli del maggio 2015 (18.788 persone contro 21.235).

Se ne deduce quindi che la popolazione italiana in questo periodo si sente minacciata da una diminuzione demografica in costante ascesa, da condizioni economiche avvertite come sfavorevoli, da prospettive future considerate inadeguate rispetto al passato o addirittura proibitive e da un aumento della criminalità e dell’immigrazione. In questi ultimi periodi si sono aggiunte ad aumentare la pressione sociale anche tragedie naturali, come i recenti terremoti.
Una condizione ideale per far emergere gli istinti peggiori di autoconservazione, i “prima noi”, nei confronti non solo degli immigrati, avvertiti come invasori e prevaricatori di risorse già ridotte al minimo, ma anche verso chi in definitiva viene percepito come estraneo ad un nucleo identificato come fondante della nostra società.
Di nuovo, una fede diversa, un orientamento sessuale diverso e la disabilità fisica o mentale sono avvertiti come fastidiosi. Lavorando nella Sanità mi è più volte capitato di sentire o leggere le proteste di coloro che affermano di essere stufi di pagare le tasse per sovvenzionare le cure necessarie a chi non è abile al lavoro. Lo stesso problema emerge con i sussidi di disoccupazione, o nei riguardi dei soldi spesi per accogliere i migranti.
Nella Giornata della Memoria trovo sia giusto ricordare le atrocità commesse neanche tanti anni fa, ma penso sia anche più corretto riflettere sulla concatenazione di eventi che hanno portato a quella conseguenza.

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