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Brexit, ma perché non chiedere agli “altri” cittadini dell’Ue se vogliono davvero la Gran Bretagna dentro l’Ue?

Brexit-Johnson vs Cameron- la schizofrenia pragmatica britannica
Brexit or Not Brexit?

Perché tremare tutti per una Brexit decisa unilateralmente?!

Visto che tutta l’Unione Europea trema in attesa del referendum della Gran Bretagna, perché non provare a far riflettere la Gran Bretagna con un referendum dell'”altra” Unione Europea?

L’asimmetria remissiva  dell’Unione Europea
La prenderò alla larga ma vi chiedo di seguirmi con pazienza.
Vogliamo ridere? Tutti scrivono United Kingdom e io, essendo nativo di Londra, sono cresciuto con tutto un sistema di grafie maiuscole su ogni cosa, soprattutto se United KingdomGreat Britain… e tutto il resto del mondo (Italia e Francia tra le prime) ad accondiscendere nello scrivere Gran (aggettivo…) Bretagna (nome proprio di luogo), in deroga alla regola generale che i nomi propri vanno in maiuscolo mentre gli aggettivi no, appunto, salvo eccezioni. Poi, a leggere i più dei siti, se parliamo di Unione Europea la corretta grafia sarebbe Unione europea (con la e minuscola in quanto aggettivo…). Mah!
Mi chiedo e vi chiedo: se un aggettivo attributo di nome proprio va scritto minuscolo, varrà sempre e per tutti, giusto? Altrimenti, se è Gran(de) la Bretagna sarà Europea l’Unione, no? No!… noi italiani e francesi e fior d’accademie e siti siamo a fare tritamento di meningi sulle regole per poi derogarle sempre o per la Gran Bretagna o per gli Stati Uniti (essendo aggettivo, anche qua, uniti e non Uniti).
Persino i Paesi Bassi sono Bassi e non bassi… a capire quando un aggettivo diventa maiuscolo (perché assimilato a parte di un nome)!
La questione non è solo di scrivere “giustamente” con maiuscolo e minuscolo secondo logiche, la questione è usare la logica e ragionare poi per coerenza, in linguistica certo ma anche in politica.

Pragmaticamente Brexit
Quel che dovremmo capire e apprendere dagli anglosassoni non è tanto la loro regola delle maiuscole e minuscole, meno deprimente dell’accastellamento che permea le norme redazionali dell’Europa continentale (aggettivo continentale… quindi con c minuscola, ma se fossimo a trattar d’Albione sarebbe Europa Isolana, roba che nemmeno gli amici corsi o i sardi oggi rivendicherebbero…).
Quel che dovremmo capire e apprendere dagli anglosassoni è quel sano pragmatismo che tende – guarda un po’ – a mettere loro sopra e il resto sotto.
E, ripeto, chi scrive qua è nato e cresciuto in tenera età a Londra e dintorni per poi tornarci come universitario: non sputo nel piatto in cui ho mangiato ma uso proprio le logiche apprese in una delle città più “strane” nel mondo, eppure città assai coerente con le sue logiche ben pragmatiche.

Il sindaco di Londra, l’uomo più inverosimile in quella città (almeno…)
Avete idea di chi sia Boris Johnson? Già il nome fa trasudare un’origine slavo-russa, con tanto di pronuncia non filologicamente corretta quale sarebbe Barìs e non Bòris ma per i britannici tutto è britannocentrico.

Sindaco di Londra Boris Johnson
Sindaco di Londra Boris Johnson

Johnson è il classico magnate di famiglia multietnica dove serve un atlante mondiale per avere la rappresentazione geografica del relativo albero genealogico, un personaggio che per esternazioni e stile farebbe impallidire, lo conoscessimo qua in Italia, i vari politici imitati da Maurizio Crozza ora o dal compianto Gigi Sabani un tempo. Fan di Barack Obama e contro l’Unione Europea (Ue o UE) che lui – correttamente – scriverebbe European Union (EU) e che per sua idea scriverebbe without UK…, Johnson ha sconfessato pubblicamente la linea del suo premier.
Perché il cuore di tutto ora, nel tema così complesso della Brexit, sta nel fatto che questo eccentrico opinion leader del partito Tory, cioè dei conservatori, ha reso ancor più schizofrenico il ragionamento politico britannico circa la presenza o meno nell’Ue ma ha reso ancor più tangibile e concreto il peso di questa visione sbattendo il malloppo proprio in faccia al leader del partito stesso, David Cameron.
Tornato trionfante e gongolante da Bruxelles, dove aveva appena ottenuto una serie cospicua di vittorie come il cosiddetto “freno d’emergenza”  (che contempla la possibilità di ridimensionare l’accessibilità al sistema del welfare britannico per i cittadini del’Unione non britannici con la creazione di una sorta di anticamera di 4 anni per una piena integrazione nei benefici), e il godimento dello status di deroga alla “ever closer Union” (“Unione sempre più stretta”, uno dei pilastri fondanti il percorso di coesione a partire dal Trattato di Roma del 1957), Cameron si è trovato il biondo sindaco della metropoli a rimarcare il suo netto no e a insistere per una Brexit.

E perché allora non chiedere ai cittadini non britannici dell’Unione Europea di esprimersi se vogliono questo recalcitrante Regno Unito nell’Unione?!
Non è un caso se siamo tutti sudditi nello scrivere Brexit e non brexit… Tra maiuscoli e minuscoli è sempre questione per i minuscoli di sudditanza a regole altrui in carenza o in non coerenza delle proprie.
Con i greci erano i presunti maiuscoli del caso a voler imporre di fatto una Grexit.

 

Eddy – Edgardo Carlo Friserra
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