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Inorridiamo e rabbrividiamo per l’uccisione di Misha

UCCISIONE DI MISHA, BIMBO DI 9 ANNI

Che sia italiano o meno, poco conta, visto il dramma di una vita così piccola strappata.
Non per retorica, non perché italiano e forse non solo perché aveva 9 anni.
Perché ogni giorno, in tanti territori sparsi nel mondo sotto assedio da parte di adulti o da parte di fame o malattia (curabile) tantissimi bambini muoiono: di ogni età, fede, colore, nazione e cultura.
Non usiamo nemmeno termini come terrorismo o altro: non rileva ora, ormai, non rileva più. Non rileva più di tanto, se non per chi, giustamente, deve poi fronteggiare un tema così, che ha risultati ignobili certi e purtroppo tangibili come questi ma ha confini sfumati negli interessi torbidi trasversali tra attori politici e vittime politiche.
No, qua il concreto è che un bambino di 9 anni è morto, ucciso. Tutto resto lo lasciamo fuori.
E’ vero: è nella nostra natura, nella natura di tutti gli esseri viventi, la morte. Eppure questo essere “naturale” non permette di non rabbrividire e non essere tristi per questo, soprattutto quando avviene così.
La vita umana, infatti, secondo noi è si qualifica come tale proprio perchè ha la capacità di inorridire davanti alla morte di un’altra vita umana, specialmente se ancora in fresca come in questo caso. La vita umana cioè ha una coscienza.
La vita umana è umana se sa inorridire, fosse anche solo un attimo. Non è richiesta una esternazione eccessiva, o riti o liturgie particolari: basta semplicemente inorridire, come un sussulto di umanità.
Poi viene il tempo delle azioni e quello è il tempo in cui tutti dobbiamo ma soprattutto chi governa deve saper mettere in atto le azioni del caso.
L’inorridire, fosse anche un momento, non è fine a se stesso ma è catartico, è purificatore, è educazione all’umanità e quindi è un antidoto potente.
Non vogliamo che questo diventi un post di analisi politica o di giustizia(lismo): anche la giustizia spesso cambia colore e direzione a seconda dell’aria che tira…le stesse religioni… e soluzioni spicce a problemi atavici (oggi si chiama estremismo, o terrorismo, un tempo si chiamava colonialismo o conquista o civilizzazione e a pagare spesso c’erano i bambini che non avevano la maturità di cogliere differenze di colore o fede o altro).
Non rileva questo: non siamo in grado di fare un’analisi che non scada nel banale. Ma almeno il “banale” dell’inorridire non dovrebbe patire colore, fede, politica o altro.
E’ istintivo per chi è umano (e non solo) fare versi simpatici e teneri e moine quando ci si trova davanti ad un bambino vivo. Ci si ritrova, davanti ad un bimbo, “istintivamente puerili” noi, in un regresso comportamentale che è solo un regresso apparente che ci fa pronunciare versi come “cipici, cicici, ciao, ma che bello… puci puci pu”, regresso che è grandiosa prova di coscienza umana e amore.
A maggior ragione, senza analisi o condanne, senza stare a pianificare soluzioni o ritorsioni pratiche che tanto, per quanto addentro al tema, dalla nostra poltrona arrivano ridicole all’orecchio del mondo,
semplicemente RABBRIVIDIAMO, INORRIDIAMO per quello che è successo a Misha, bimbo di 9 anni.
Per lui, come per i tanti Misha, Fall, Omar, Isaac, Marco, Mohamed, Ranya, Ruth, Elena, ecc…
Inorridiamo, rabbrividiamo. E chi ha fede in un dio che sia buono e misericordioso, preghi. Un secondo di dedica come investimento in umanità di lungo periodo.
L’educazione e gli anticorpi al male si alimentano anche così.
http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_18/misha-9-anni-ucciso-burkina-faso-sogno-spezzato-una-famiglia-ddc72dce-bdaa-11e5-b5c4-6241fae93341.shtml

Misha, 9 anni, ucciso in Burkina Faso
Il sogno spezzato di una famiglia

La famiglia Santomenna gestiva dal 2012 il caffè Cappuccino assaltato da Al Qaeda

di Marina Spironetti

La fine di un bel sogno. Questo sono stati, per Gaetano Santomenna, i duplici attacchi terroristici di Ouagadougou, lo scorso venerdì. Santomenna, italo-libanese proprietario del caffè Cappuccino, quella tragica sera non si trovava nemmeno in città. «Era in Niger per lavoro», dice Nabil Attieh, suo conoscente libanese, anche lui proprietario di un ristorante a Ouagadougou. «Adesso rientra e non ha più nessuno. La moglie, il figlio, la cognata. Tutti morti. Una vita distrutta, non ci sono parole».

La conferma ufficiale della Farnesina è arrivata nelle ultime ore. Victoria Yankovska, moglie di Santomenna, il loro figlio Misha di nove anni e la sorella di lei, Jana, sono tutti caduti sotto i colpi del commando armato che ha fatto irruzione nel locale. Secondo testimoni oculari, Victoria e sua sorella sarebbero entrambe morte sul colpo.


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