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Città d’Italia – Lecce

Lecce
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Città d’Italia – Lecce
Lecce è la nostra prima tappa regina da cui incominciare il viaggio tra le splendide città d’Italia del Sud.
Aristocratica, elegante, punto di incontro di storia e modernità, Lecce è presidio di riferimento non solo per il territorio leccese e il Salento, di cui è capoluogo e centro principale, non solo per la Puglia e per il Mezzogiorno ma per tutta l’Italia, nel fondamentale asse culturale-economico che attraversa la nostra penisola.
La sua eccellenza su un piano storico-monumentale non deve far passare in secondo piano la sua capacità di essere centro attivo di modernità e di vero impulso alla ricerca universitaria e tecnologica. Parlare di Lecce come la capitale del Barocco del Sud Italia non ne esaurisce, infatti, tutto il valore tangibile e intangibile che ne è linfa vitale:  perfettamente in sintonia con il suo patrimonio monumentale, con le eccellenze enogastronomiche e con il ruolo di polo turistico ambientale, Lecce vanta università e centri di studi e ricerca di assoluto valore e di fama internazionale.
Una magnifica e fertile tensione tra antico e moderno pervade questa città che sa regalare, a chi la osserva, momenti di incanto che rapiscono grazie alle suggestione dei suoi scorci, all’apparenza imperturbabili rispetto alle frenesie di una tipica città italiana, portando in una dimensione che sembra fuori dal tempo,  per poi stupire il suo osservatore con dinamiche che sdoganano tutto di quanto più vivace lo straordinario spirito mediterraneo sa creare.

In fondo troverete la nostra galleria di immagini per raccontarvi con i nostri scatti un po’ di questa città gioiello e subito qua a seguire l’ormai abituale letteratura con rimandi su Lecce per chi volesse approfondire.

 

 

Una città da vivere

Lecce è il capoluogo di provincia più orientale d’Italia, collocato nella parte centro-settentrionale della penisola salentina, a 11 km dalla costa adriatica e a 23 da quella jonica. Lo stile barocco, dal punto di vista architettonico, caratterizza in modo inconfondibile la città, che nel tempo è divenuta un vero e proprio laboratorio della lavorazione della pietra leccese, un calcare malleabile e adatto alla perfezione per la lavorazione con lo scalpello. Le architetture barocche, quindi, dominano il tessuto urbano che si arricchisce anche di linee più austere, palazzi nobiliari che sono segni incantevoli di edilizia civile in stile liberty, testimonianze messapiche e precristiane e vestigia romane di epoca imperiale.
Significativi sono le murature, i fregi, i capitelli, i pinnacoli ed i rosoni di chiese, edifici ed altri monumenti come il Palazzo dei Celestini, la Basilica di Santa Croce, il Duomo, l’Anfiteatro Romano, il Teatro Romano, il Castello Carlo V, Porta Napoli, Porta San Biagio e Porta Rudiae, tutte nel cuore antico della città, che si completa di stradine, vicoletti e piazzette che ruotano attorno alla centrale Piazza Sant’Oronzo e che costituiscono tutti assieme uno straordinario spettacolo scenografico.
La Lecce “visibile” si coniuga meravigliosamente con quella “sotterranea” che emerge dagli scavi archeologici, in gran parte ancora tutta da scoprire e che stende linee e percorsi anche fuori dal centro urbano, fondendosi con l’entroterra rurale, i borghi, le aree naturali con il Parco Rauccio fino alla fascia costiera lunga circa 20 km con le marine di Frigole, Torre Chianca, Torre Rinalda e San Cataldo. Negli ultimi anni poi Lecce ha saputo sapientemente valorizzare anche il suo aspetto dinamico e moderno, grazie alla vivacità della Università del Salento e del riconosciuto Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie, e grazie ad un’affascinante attività culturale ed appuntamenti ed eventi ormai consolidati come la Festa Patronale, la Fiera di Santa Lucia nel periodo natalizio, il Miami Piano Festival in Lecce, il Premio Barocco, il Festival dell’Energia ed il Festival del Cinema Europeo.

Da https://www.comune.lecce.it/vivicitta

Le origini del nome

Gli antichi geografi greci, Strabone, Tolomeo, conoscono il toponimo (greco) Luppìai, i latini dànno Lipiae o Lippiae. Il nome antico di Lecce indica località accanto a una o più delle tante “fogge” disseminate per la Puglia: grandi riserve d’acqua. Le basi di Luppìai, Lippiae richiamano elementi che corrispondono a semitico occidentale l-, li(a, presso, ‘to, in’) e accadico uppu(pozzo, ‘pit, hole’): gli stessi dell’idronimo germanico Luppia: Lippe, che sbocca nel Reno. Rudiae; (greco) Rodìai: accadico rāṭu(canale, cunicolo per l’acqua, corso d’acqua).

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Lecce


Lo stemma della città reca una lupa incedente e un albero di leccio coronato da cinque torri. La lupa e il leccio sono gli elementi simbolici che hanno dato il nome alla città: Lecce. Lecce, infatti, ha una derivazione glottologica sia dall’antico nome della città, Lupiae, sia dal termine ilex che significa “leccio”.

Da http://www.lecceweb.it/salento/storia_lecce2.php


La leggenda tramanda che già prima della guerra di Troia esistesse una città fondata da Malennio, 1211 anni prima della nascita di Cristo. Dopo la distruzione di Troia, fu occupata da Lictio Idomeneo che, oltre a darle il nome, ne introdusse la cultura greca.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Lecce


Per quanto riguarda il nome primitivo di Lecce […] diremo che gli studiosi oggi si dividono in due gruppi: quelli che ritengono la città di origine messapica credono che abbia avuto in origine il nome di Sybaris o il nome greco di Lyctos; gli altri invece, affermando essere Lecce una città prettamente romana, le riconoscono il nome di Lupiae. Comunque in età romana essa ebbe senz’altro il nome di Lupiae.

Da http://www.emerotecadigitalesalentina.it/lecce-romana

 

Storia di Lecce

In origine Lecce era un florido centro messapico, fondato dalle popolazioni provenienti dall’Illiria durante le migrazioni del III millennio A.C. che conosce il periodo di maggiore maturità nel VII e IV secolo A.C.
Dal 268 A.C la città, conosciuta come Lupiae, viene governata dai Romani. Tra la fine dell’età repubblicana e gli inizi dell’età imperiale Lupiae si presenta cinta da mura, costruite su quelle messapiche, dotata di un foro, un teatro ed un anfiteatro ed uno sbocco sul mare: porto Adriano, l’attuale marina di San Cataldo.
Con i saccheggi ad opera dei barbari, la città decade e si riduce ad un modesto villaggio. Per ben cinque secoli Lecce viene offuscata dalla potente Otranto, capitale del dominio bizantino.
Con il dominio normanno la città rifiorisce, La  contea normanna leccese che sorge nel 1069 con il conte Gaufrido eccelle per il fasto della sua corte, seconda soltanto a Palermo.
Tancredi, riconosciuto nel 1166 Conte di Lecce diviene re di Sicilia, ma viene sopraffatto dagli svevi.
Federico II incamera la città nel demanio regio e la lascia in eredità al figlio Manfredi. Seguono gli Angioini, quando la contea diviene feudo dei Brienne, importante soprattutto con  Gualtieri VI, Duca d’Atene.
Nel 1356 la contea passa ai D’Enghien, una dinastia che annovera la bella contessa Maria, personalità forte dalle spiccate capacità governative.
In prime nozze sposa Raimondello Orsini del Balzo e, rimasta vedova, contrae nuove nozze a Taranto con un d’Angiò e diventa regina di Napoli. Con Ferrante d’Aragona nel 1463, la città viene inglobata nel Regno di Napoli e diviene sede del Sacro Regio Provincial Consiglio. E’ il periodo delle epidemie e delle incursioni turche.
L’ultimo conte aragonese leccese è Federico D’Aragona che diviene Re di Napoli nel 1496 e trasforma Lecce in un cenacolo di cultura e di arte. Alla dinastia aragonese segue quella spagnola che perdura per più di due secoli. Lecce continua a distinguersi per il suo fermento culturale, caratterizzato dalla nascita di molte Accademie. Le attività commerciali sono floride e si stanziano in città colonie toscane, greco-albanesi, venete, ebraiche, genovesi e soprattutto veneziane.
Minacciata la sua sicurezza dalle sanguinose armate turche, l’imperatore Carlo V, che eleva la città a capoluogo della Puglia, la fortifica con possenti mura ed un modernissimo castello.
Il seicento è un secolo turbolento caratterizzato dai disordini dovuti ai movimenti antispagnoli e antifeudali. L’eclatante epidemia di peste del 1656 ed i terremoti causano migliaia di vittime.
Nel settecento, in armonia con la cultura illuministica si approfondisce la coscienza politica dei leccesi: nascono numerose scuole di matematica e di diritto, si contano numerosi episodi di rivolta da parte del popolo, gravato dalle tasse e dalla prepotenza del ceto ecclesiastico.
Nel 1734 ha inizio la dominazione borbonica che si concluderà con l’annessione del Mezzogiorno al Regno d’Italia, interrotto solo durante il decennio francese.
Dopo l’unità d’Italia tra il 1895 ed il 1925 la città si estende oltre le mura cinquecentesche e nel 1927 la provincia di Lecce viene staccata da Taranto e Brindisi.

Da https://www.comune.lecce.it/vivicitta

 

Lecce e il suo Barocco

Conosciuta in tutto il mondo come una delle capitali del Barocco, Lecce si impone per il suo aspetto caratteristico, senza paragoni.
Un Barocco definito “barocchetto” dagli storici dell’arte dell’Ottocento, i cui motivi decorativi sono i più diversi, i più fantasiosi e i più lontani rispetto ai canoni artistici tradizionali.

Oltre che per gli ingegnosi scultori locali e per i fantasiosi progettisti, lo splendore dei monumenti è dovuto soprattutto al particolare tipo di pietra, detta leccisu, che per la sua straordinaria lavorabilità ha consentito la realizzazione dei più svariati e stravaganti motivi decorativi.


Il Barocco leccese è una forma artistica e architettonica sviluppatasi tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVIII secolo in modo particolare a Lecce e nel resto del Salento; è riconoscibile per le sue sgargianti decorazioni che caratterizzano i rivestimenti degli edifici. Lo stile, influenzato dal plateresco spagnolo, si diffuse nel Salento dalla metà del Seicento grazie all’opera di architetti locali come Giuseppe Zimbalo (1617-1710) e Giuseppe Cino (1644-1722).

Durante il Seicento con la dominazione spagnola, che si affermò su quella aragonese, l’arte assunse nuove forme e si abbandonò l’antica forma classica. Il nuovo stile aveva lo scopo di sorprendere e di stimolare l’immaginazione e la fantasia.

La fioritura dell’arte barocca a Lecce avvenne a partire dal 1571, quando, con la battaglia di Lepanto, fu definitivamente allontanata la minaccia delle incursioni da parte dei turchi. Questa corrente artistica, esplose nelle sue caratteristiche più rilevanti, tuttavia solo nella seconda metà del XVII e perdurò per buona parte del Settecento. Essa si diffuse in tutta la provincia favorita oltre che dal contesto storico, anche dalla qualità della pietra locale impiegata; la pietra leccese, un calcare tenero e compatto dai toni caldi e dorati adatto alla lavorazione con lo scalpellino.

Lecce, che fino alla fine del Cinquecento costituiva una città fortificata raccolta attorno alla mole severa del Castello di Carlo V, conobbe pertanto un periodo di intenso sviluppo. Fu dalle autorità religiose, a cominciare dal vescovo Luigi Pappacoda, che giunse un impulso fortissimo alla costruzione degli edifici e dei monumenti che, nell’arco di quasi duecento anni, plasmarono l’immagine della città.

Il nuovo stile, in un primo momento, interessò solo gli edifici sacri e nobili, ma successivamente le esuberanze barocche, i motivi floreali, le figure, gli animali mitologici, i fregi e gli stemmi trionfano anche nell’architettura privata, sulle facciate, sui balconi e sui portali degli edifici.

Nel riadattare le chiese alle nuove liturgie post-tridentine, molti edifici di costruzione medievale furono “rinnovati”, mediante abbellimenti con stucchi, marmi e decorazioni varie, che fecero assumere a queste l’aspetto di chiese barocche.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Barocco_leccese

 

 

 

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