Il cuore di uno sviluppatore

La programmazione nel nuovo millennio

Cuore? Perché usare una tale parola per un ambito lavorativo così apparentemente asettico e logico-matematico? Perché tirare in ballo l’io del programmatore, dello sviluppatore, il suo lato umano, psicologico, persino umorale e non limitarsi a parlare della sua conoscenza professionale?

Possono sembrare domande banali e, per certi versi, superficiali ma un software non è solo una mera scrittura di codice, non è il solo prodotto di codifica, di traduzione da un linguaggio all’altro: spesso, molto spesso non è solo questo.
Scrivere un codice potrebbe essere paragonato alla scrittura di un libro. Uno sviluppatore appena inizia un progetto ha di fronte a se un foglio bianco: può bloccarsi, può scrivere, può cancellare e ri-scrivere. Esattamente come uno scrittore.

Man mano che elabora la sua creazione interviene su alcune parti, le rimodella, le modifica o le integra. Il tutto per un solo obiettivo: quello di creare un prodotto funzionante, gradevole e di aiuto per l’utente finale. Lo sviluppo software, nelle sue varie declinazioni (app, gioco, web), ha delle dinamiche profonde e al tempo stesso affascinanti: avvicinarsi a questa materia solo per lavoro non è sufficiente. La competenza è un ingrediente base, essenziale, inderogabile ma non sufficiente. Serve tutto quello scatenarsi di pulsioni, emozioni, tutto quanto non è immediatamente codice, matematica, computabilità. Serve l’aspetto, in un certo senso, fanciullesco. E sì perché non a caso i migliori attori – in senso etimologico – sono coloro che si divertono e credono in quello che scrivono, coloro che mettono anima e corpo nelle proprio creazioni.

Un esempio, un momento di vita quotidiana dello sviluppatore capace di rendere l’idea è la ricerca di un bug. Quando un programmatore deve capire l’origine dell’errore, correggerlo ed evitare il suo ripetersi, ecco che è paragonabile al detective dinanzi la scena del crimine; solo osservando la scena nella sua complessità, analizzando gli indizi e raccogliendo le testimonianze sarà possibile la sua risoluzione.
Il lavoro di decostruzione e ricostruzione sono momenti che diventano davvero efficienti solo se, nel paradosso di un approccio metodologico analitico, entra in gioco il cuore, la perseveranza, la fame passionale del trovare l’inghippo. Quella pervicacia passional-trasandata un po’ alla tenente Colombo (ricordate il personaggio eccentrico ma di grande capacità analitica interpretato da Peter Falk nella serie televisiva statunitense di genere poliziesco?). Ebbene, il tenente Colombo, che da subito fiutava il colpevole, ma lo lavorava con una pazienza e passione certosina, con una sorta di distratta concentrazione, ossimoro che si scioglieva con il suo classico tormentone sentenziale finale  « Ah, un’ultima cosa… ».  

Creare un prodotto, svilupparlo e renderlo adatto ad un pubblico sempre più vasto non è un semplice copia e incolla. Solo un sapiente mix degli elementi riesce a rendere quel prodotto attraente e funzionale. Questo rende tale materia e tale lavoro qualcosa di diverso rispetto al suo passato anche prossimo e per quanto non siano secoli di storia di questa professione ma solo alcuni lustri al massimo. Lo stesso mix di progettazione, su cui si deve da subito cimentare lo sviluppatore, quello sul che cosa e sul chi per indagare e comprendere quali attori siano adatti al caso, quale e che tipo di squadra strutturare per ottenere un risultato ottimale, ha avuto un’evoluzione importante nell’ultimo periodo. Allora perché la parola cuore? Il motivo di tale scelta e di tale articolo è proprio insito nell’attuale mutamento dello scenario lavorativo. Il costante cambiamento delle professioni, l’apertura di nuovi scenari e le sfide che essi pongono, tutto questo impone delle riflessioni. Talvolta, fermarsi due minuti e ricordare perché la passione ha condotto a tale lavoro è la miglior cura ai peggiori problemi e ai momenti in cui le soluzioni a monte e a valle sembrano ancora distanti.
Talvolta fermarsi due minuti ti permette di arrivare lucido e felice a quel « Ah, un’ultima cosa… », alla Colombo, e chiudere ogni caso in ogni caso.

Non ultimo, il cuore oltre l’ostacolo, perché questo articolo non tecnico, non tecnologico ma di riflessione sul proprio io, come scritto all’inizio, è il mio articolo d’esordio nella squadra di Said in Italy, sperando di potervi accompagnare in un percorso per voi lettori gradevole e utile, in un dialogo – spero – tra noi – che avrà come “cuore” proprio il tema dell’informatica, dello sviluppo, del codice e di tutto quanto ruota attorno al mondo della programmazione, senza trascurare la chimica emotiva… dello sviluppatore 🙂