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Detto tra noi… con Fernanda Grossi e il suo Dodo musicista

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In questo e-book dall’accattivante titolo Il Dodo musicista  l’autrice, la dottoressa Fernanda Grossi, in uno stile ironico, brillante e acuto, prende in considerazione la musica come adattamento evolutivo dell’essere umano, ponendo l’accento sulle differenze che esistono tra musicisti e non musicisti a livello cerebrale.  Con questa originale quanto affascinante prospettiva  i primi capitoli del libro sono dedicati da Fernanda Grossi  all’analisi dei musicisti,  studiati come modelli adattativi di neuroplasticità cerebrale funzione dipendente.
Nei capitoli successivi l’autrice esamina un aspetto molto concreto dell’attività dei musicisti, cioè la loro condizione fisica, tema a torto spesso considerato secondario e non così approfondito a livello didattico. L’esecuzione musicale è, infatti, attività che impegna seriamente il loro corpo e li rende a tutti gli effetti degli atleti dei piccoli muscoli, ma a questo impegno di condizione fisica spesso non si accompagna un adeguato training, un adeguato allenamento corporeo, lasciandoli esposti così a tutt’altro che trascurabili, per frequenza e serietà, rischi di malattie professionali.

A noi di Said in Italy Il Dodo musicista, con postfazione del Professor Renzo Cresti, ci ha davvero incuriosito e non potevamo farci scappare l’occasione di poter fare delle domande direttamente alla sua brillante autrice, Fernanda Grossi.

A cosa si deve questo e-book?
Io faccio il medico e mi occupo di riabilitazione motoria e ottimizzazione delle prestazioni, la mia formazione è scientifica e pragmatica mi piace la musica, ascolto quello che mi piace ma non sono un esperto né musicista né musicologa. Sono giunta a lavorare con i musicisti casualmente, perché in un festival con corsi per orchestrali volevano fare qualcosa di diverso e mi chiesero di preparare dei seminari appropriati per strumentisti. Il mio lavoro è particolare perché posso aiutare a fare tutto, ma prima devo capire cosa fai e come lo fai, comunque per preparare questi seminari ho dovuto contattare e lavorare con vari musicisti toscani che si sono offerti volontariamente come maestri, per farmi capire lo schema motorio del loro strumento e cavie” per provare quello che ideavo. Mi sono appassionata a questo argomento e mentre frequentavo Conservatori e Scuole di Musica mi sono accorta che molti dei disturbi di cui soffre chi esercita l’attività musicale potrebbero essere facilmente evitati con un corretto e consapevole uso del corpo e qualche nozione di anatomia. Mi sono molto stupita di come nei Conservatori e Scuole di musica, per lo meno quelle che ho frequentato, fossero trascurati da un punto di vista didattico certi concetti di anatomia e biomeccanica del corpo. Che un pianoforte ha 88 tasti, 52 bianchi e 36 neri, che una chitarra ha 6 corde e un basso elettrico 4 è cultura generale. Non capisco perché un musicista non dovrebbe sapere che il diaframma non sta sopra il pube o non dovrebbe conoscere la complessa meccanica tendinea che governa le dita della mano e che non rende le dita stesse così indipendenti come un musicista vorrebbe avere.

Ad un certo punto del suo libro, sembra che lei veda in via d’estinzione i musicisti. Cosa le fa pensare che i musicisti siano in via di estinzione?
No, non penso questo ma, volevo mettere un accento sul fatto che forse senza musica la specie umana sarebbe diversa e ho ironizzato sull’estinzione
dei musicisti. Ho intitolato l’e-book il DODO MUSICISTA perché nelle isole Mauritius esiste un albero che si chiama tambalacoque o albero del Dodo.
Nel 1973 esistevano solo 13 alberi di questa specie e tutti più vecchi di 300 anni per cui si è messo in relazione la germinazione di questi alberi con il
DODO, estinto nel XVII secolo. Attualmente, per inciso, si pensa che anche l’estinzione del pappagallo a becco grosso e di alcuni tipi tartarughe abbiano causato la mancata germinazione di questi alberi.
Secondo alcune teorie la musica è un ADATTAMENTO EVOLUTIVO della specie Homo, nel senso che la capacità di suonare uno strumento ha aiutato l’evoluzione a selezionare la specie e a renderci una specie intelligente. A Divje Babe in Slovenia è stato ritrovato un flauto che risale a 43.100 anni, l’uomo ha cominciato a praticare l’agricoltura 35.000 anni fa, la ruota è stata scoperta 5.000 anni fa, cosa se ne faceva l’uomo di Neanderthal di un flauto? Alcune teorie sostengono che la musica ha avuto un ruolo importante nella formazione del linguaggio, secondo altre potrebbe aver avuto origine come un adattamento per consolidare il legame sociale, per altre ancora che l’abilità musicale, come la coda del pavone o il nido dell’uccello giardiniere, è stata un buon indicatore della capacità riproduttiva dell’individuo, diventando un segnale sessuale ad alto dispendio energetico; giacché sia per suonare uno strumento musicale sia per riprodursi sono richiesti alti livelli di testosterone.
Un più alto livello di testosterone nei musicisti rispetto a i non musicisti è stato documentato da alcuni studi. Non banalizziamo, però, questo concetto: ciò non significa che i musicisti dell’Orchestra Sinfonica della Rai, del Santa Cecilia, della Scala, siano sex addict o suonino per fini sessuali, ma che inconsciamente per processare la musica usino le stesse strategie che, forse, hanno aiutato i nostri progenitori nel paleolitico ad accoppiarsi e che queste strategie hanno selezionato la specie Homo.

L’ Homo Sapiens Sapiens Musiciensis esiste veramente?
Da un punto di vista filogenetico no, ho ironizzato anche qui, ma se ampliamo un po’ la visuale, da un punto di vista morfologico funzionale forse sì. I musicisti, infatti, sono studiati come modello adattativo di neuroplasticità cerebrale funzione dipendente. Per molto tempo si è pensato che il cervello fosse un qualcosa di statico e invariabile, una specie di macchina dalla struttura immutabile che col tempo non potesse che deteriorarsi, ma attualmente è accertato che è un organo modificabile, plastico, dinamico in grado di cambiare forma e struttura, in altre parole ha la capacità di modificare la sua forma e che essa stessa è in grado di ricevere e di creare. I musicisti hanno un cervello “diverso” rispetto ai non musicisti, in quanto, con tecniche d’ immagine non invasive che permettono di studiare i dettagli anatomici nel cervello degli esseri umani in vivo, diverse aree del cervello dei musicisti, come l’area dell’udito e del linguaggio, la parte anteriore del corpo calloso, l’area motoria primaria della mano, il cervelletto, ecc., sono risultate differenti nella loro struttura e dimensioni rispetto ai non musicisti. Naturalmente queste diversità si riscontrano quando i musicisti suonano non quando svolgono altre attività per questo si parla di funzione dipendente. È meglio inoltre capire che con queste tecniche si vede in determinate aree cerebrali una captazione maggiore di un radioisotopo, o un maggiore afflusso di sangue. Per sapere se veramente il cambiamento è strutturale bisognerebbe fare un’autopsia. Del resto si è anche visto che i pittori sfruttano al massimo determinate aree cerebrali, ma anche i matematici, gli economisti, i tassisti ecc. quindi da un punto di vista funzionale si potrebbe parlare di Homo Sapiens Sapiens Pittoricensis, Matematiciensis, Economisticensis, Tassisticensis ecc.

Qual è la principale differenza tra il cervello dei musicisti e dei non musicisti?
La maggior parte delle differenze sono funzionali e riguardano i compiti percettivi che vanno dall’ascolto di brani musicali, alla discriminazione, alla
memoria tonale, all’armonia, alla melodia e alle attività ritmiche. I musicisti rispetto ai non musicisti trattano la musica in un modo diverso attivando di più l’emisfero sinistro, i non musicisti l’emisfero destro. Ma anche qui non banalizziamo questo concetto. Il cervello è diviso nell’emisfero destro e emisfero sinistro e questi sono simmetrici ma non identici: ciò significa che ci sono cose che facciamo usando i due emisferi insieme e cose per cui utilizziamo di più una parte del cervello rispetto all’altra. Questo non vuol dire che per una determinata attività localizzata a destra, la parte sinistra si spenga. Le due parti comunicano sempre tra loro. Il controllo dei movimenti delle due metà del corpo, per esempio è simmetrica.
Negli anni 60 ci si è accorti che l’area del linguaggio (l’area di Wernicke o planum Temporale) nel 96% degli individui è localizzata nel lobo sinistro del
cervello e chi ha questa caratteristica generalmente è destrimane. Ora, senza scendere in disquisizioni neurofisiologiche sulle dimensioni e le discrepanze anatomiche tra emisfero destro e sinistro, si può affermare che l’emisfero sinistro è dominante per quanto riguarda il linguaggio. Come dire… siamo in presenza di due cervelli. Il cervello destro è più bravo a fare certe cose mentre il cervello sinistro e più bravo a farne altre, per cui possiamo immaginare che secondo quello che si fa questa dominanza si alterna. Possiamo dire che l’emisfero sinistro è verbale, analitico, logico, sequenziale, sistematico, simbolico, lineare, astratto, digitale, razionale mentre l’emisfero destro è non verbale, sintetico, intuitivo, casuale, concreto, olistico, spaziale, visivo, sensoriale, emozionale. Per fare un esempio, quando siamo folgorati da un’idea che continua a ronzarci in testa, si sta elaborando con il cervello destro, quando si prende carta e penna e si fa l’elenco di cosa occorre, del costo, guadagno, ricavo si sta elaborando con il cervello sinistro. Più che di ASIMMETRIA FUNZIONALE, si dovrebbe parlare di ASIMMETRIA DI ELABORAZIONE nel contesto di una determinata mansione: ad esempio, in una frase musicale, l’emisfero sinistro è più specializzato ad estrarne gli elementi lessicali, cioè il ritmo, i simboli, le battute, mentre l’emisfero destro ad elaborarne la melodia e per farlo c’è bisogno dell’INTEGRAZIONE INTEREMISFERICA da parte di ciascun emisfero. I non musicisti, come me, elaborano di più la melodia (cervello destro), mentre i musicisti elaborano la melodia ma non possono fare a meno di elaborare anche il simbolismo musicale (cervello sinistro).

Nell’e-book ci sono anche degli esercizi. In cosa consistono? Servono per migliorare la postura?
Non sono esercizi ma sono processi che mirano a definire la propria immagine corporea, interrompere gli schemi motori coatti e ripetitivi ed
affinare la sensibilità propriocettiva. Bisogna capire una cosa: non ci sono posture, posizioni o movimenti scorretti, esistono solo posture non funzionali, non congrue con quello che stiamo facendo. Noi ci muoviamo di continuo quindi è più esatto dire che la postura corretta è quel punto nello spazio nel quale possiamo muoverci con la massima efficienza, il minimo sforzo e senza aggiustamenti. Il problema non è cosa si fa ma come si fa e qual è il modo più funzionale per farlo. Per esempio, continuando a parlare di musicisti, prendiamo Glenn Gould con la sua seggiolina dalla seduta ad angolo retto, a 35 cm dal pavimento, naturalmente regolabile, costruita dal padre secondo le sue indicazioni, oppure Arturo Benetti Michelangeli che stava cosi staccato dalla tastiera. Come mai si comportavano così? Per capricci di geniali artisti? Certamente no e il fatto è che entrambi, probabilmente attraverso prove ed errori, avevano capito che per avere le braccia libere quando si sta seduti bisogna tenere il bacino perpendicolare alla seduta in modo da sfruttare la controspinta gravitazionale per sostenere la colonna. Se osserviamo attentamente i video in cui suonano, il loro bacino è perpendicolare alla seduta e usano una spinta dal basso per sostenersi. Avevano trovato il loro punto nello spazio dove la loro efficienza
era massima, lo sforzo minimo ed erano padroni della tastiera senza altri aggiustamenti. I problemi sono due, il primo è che tutti noi siamo diversi, il
secondo è che, per quanto uno strumento sia ergonomico, ci dobbiamo sempre adattare a ciò che usiamo, ma per fare questo dobbiamo trovare il nostro punto ottimale e questo è un processo personale che prevede soluzioni personali. I processi che propongo servono a questo, a velocizzare e facilitare questa ricerca. Lavorando contemporaneamente sul sistema muscolare nervoso e scheletrico, affinando la sensibilità propriocettiva si può trovare questo personalissimo punto o posizione in breve tempo, si evitano malattie professionali e si migliora la prestazione.

Tante curiosità e tanti temi su cui, con piacevole lettura, Il Dodo musicista ci ha portato a riflettere. La ringraziamo per averci accolti e risposto e… attendiamo che ci tenga aggiornati ancora sui suoi studi e sulle evoluzioni successive del Dodo musicista…
Grazie a voi di Said in Italy per l’ospitalità nel vostro blog e, certamente, non mancherò di tenere aggiornati voi e tutti i lettori che avranno piacere di leggere Il Dodo musicista e di percorrere assieme lo studio e le sue possibili evoluzioni.

 

 

 

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