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Fernando Pessoa: il poeta dell’eteronimo

Fernando Pessoa

“Não sou nada                                                                  | “Non sono niente

Nunca serei nada                                                              | Non sarò mai niente

Não posso querer ser nada                                               | Non posso voler essere niente

À parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo.” | A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.”

Fernando António Nogueira Pessoa nasce a Lisbona nel 1888. A soli 5 anni gli viene a mancare il padre. Nel 1895 la madre si risposa e la famiglia va ad abitare a Durban, colonia inglese nell’attuale Sudafrica.

A scuola si dimostra un ragazzo eccellente, al liceo in appena tre anni assolve al percorso di studi quinquennale. Nel 1903 inizia l’università, ma frequenta solo un anno poi l’abbandona. Nel 1905 torna in Portogallo e va a vivere con la nonna e le zie. Lavora come corrispondente di lingua straniera, professione che, insieme a quella di traduttore di lingua francese e inglese, porterà avanti tutta la vita.

In questo periodo comincia la sua grande produzione letteraria, pubblicando molti articoli per la rivista “A Águia”. Nessun giorno sarà però uguale all’8 marzo del 1914, quello da lui stesso definito “Il giorno trionfale”:

” L’8 marzo del 1914 mi sono avvicinato ad una credenza alta e ho preso un foglio, ho cominciato a scrivere, in piedi, come scrivo sempre quando riesco. Io scrissi 30 e passa poemi, in una specie di estasi la cui natura non saprei definire. Fu il giorno trionfale della mia vita e mai ne potrò avere un altro. Ho iniziato con un titolo, Il guardiano di greggi. Ma ciò che seguì fu l’apparizione in me di qualcuno a cui diedi subito il nome di Alberto Caeiro. Mi si scusi dell’assurdità, ma apparve in me il mio maestro”.

Quello che accade in seguito è l’apparizione di un “maestro”, come lo definisce l’autore, accompagnata anche da quella dei suoi discepoli Ricardo Reis e Alvaro de Campos, tutti avvolti dalla personalità geniale di Pessoa.

Ossia l’8 marzo nascono gli eteronimi – non gli pseudonimi, perché il poeta non si nasconde dietro un nome falso per scrivere la sua opera. L’eteronimo non nasconde nessuno, è un personaggio completo, con il suo carattere, il suo stile, creato dal poeta.

E nonostante siano creazioni dell’autore, sono differenti per ogni eteronimo. La grandezza di Pessoa, infatti, risiede nella coerenza che si riscontra in ogni produzione poetica di tutti i suoi eteronimi.

Alberto Caeiro è un uomo semplice, vissuto in campagna tutta l’esistenza, con un’istruzione di base. Essendo morti i genitori, visse con la zia di uno di loro grazie a una modesta rendita. Morì di tubercolosi. È noto anche come poeta-filosofo che crede nella Natura e in ciò che vede e sente:

“Sono un guardiano di greggi. | Il gregge è i miei pensieri | e i miei pensieri sono tutti sensazioni.

(da Il guardiano di greggi, p. 241)

 

Ricardo Reis è un medico, colto, che si autodefinisce latinista e monarchico, amante della cultura classica, preoccupato dal passaggio del tempo che tutto distrugge:

“Non canto la notte perché nel mio canto | il sole che canto finirà in notte. | Non ignoro quel che dimentico. | Canto per dimenticarlo.

(da Odi p. 259)

 

Alvaro de Campos viene “fatto nascere” dall’autore a Tavira (Portogallo), il 15 ottobre 1890, alle 13.30. Descritto come un uomo alto 1.75 m e fisicamente “tra il bianco e il bruno”. Trasferitosi in Scozia, Campos studiò dapprima ingegneria meccanica e poi navale a Glasgow. Al contrario di Ricardo Reis è il poeta della modernità, nichilista:

Nulla mi lega a nulla. | Voglio cinquanta cose nel medesimo tempo. | Anelo con un’angoscia di fame di carne | quel che non so che sia: | definitivamente per l’indefinito… | Dormo irrequieto, e vivo in un sognare irrequieto | di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.

(da Lisbon revisited (1926), p. 287)

 

Non sono niente. / Non sarò mai niente./ Non posso voler essere niente./ A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo”

(da Tabaccheria, in Poesie di Álvaro de Campos).

 

Nella lettera ad Adolfo Casais Monteiro del 13 gennaio 1935, interrogato da questo sulla genesi dei suoi eteronimi, scrive:

“L’origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che esiste in me. […] L’origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente, per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella mia vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l’interno e io li vivo da solo con me stesso”

Stiamo parlando non solo del maggiore poeta di lingua portoghese del XIX secolo, ma anche di una personalità letteraria controversa: Pessoa è un poeta, ma è tanti poeti in uno.  Nella sua “Autopsicografia” così scrive:

“Il poeta è un fingitore.

Finge così completamente

che arriva a fingere che è dolore

il dolore che davvero sente.

 

E quanti leggono ciò che scrive,

nel dolore letto sentono proprio

non i due che egli ha provato,

ma solo quello che essi non hanno.

 

E così sui binari in tondo

gira, illudendo la ragione,

questo trenino a molla

che si chiama cuore”.

 

Nella finzione di essere un altro Pessoa, ha provato un dolore che però non si percepisce: il lettore può comprendere solo il dolore finto.

E possiamo dire che questo è l’epitaffio che lo stesso Pessoa si è scritto: ha finto così tanto di essere altri, che non si è mai davvero incontrato.

Il poeta muore a causa di problemi epatici all’età di 47 anni nella stessa città dov’era nato. L’ultima frase che scrisse fu in inglese “I know not what tomorrow will bring… “, e si riportano come le sue ultime parole (essendo molto miope) “De-me os meus óculos!” (Datemi i miei occhiali !).

Subito dopo la morte del poeta suo fratello João Nogueira in una conferenza affermò che nessuno in famiglia avrebbe indovinato che Fernando Pessoa “un uomo molto intelligente e divertente” sarebbe potuto risultare“un genio…”.
La verità è che anche il mondo ci avrebbe messo molto tempo per scoprirlo.

 

Vanessa Mara Pessoa
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