Il gianduiotto. Storia di un prodotto goloso e genesi di un nome che sono entrati nel lessico dolciario festivo

Quando da una crisi nascono le eccellenze...

Si dice che Torino sia da sempre la capitale italiana del cioccolato ( sarà che sono un po’ di parte.. ), potendo vantare una lunga tradizione nel settore.
Tralasciando tutta la storia dall’arrivo di semi del cacao con Emanuele Filiberto di Savoia, vorrei soffermarmi sulla nascita del cioccolato solido nel 1826 grazie all’imprenditore Paul Caffarel che mescolò cacao, acqua, zucchero e vaniglia conquistando il palato dell’aristocrazia piemontese e il passaggio che portò la sua evoluzione al grandioso gianduiotto.gianduiotto
Il 21 novembre 1806 Napoleone Bonaparte a Berlino decretò il Blocco Continentale, che vietava il commercio tra i paesi soggetti al governo francese e le navi britanniche. Fino al 1814, il Piemonte fu sottomesso alla dominazione napoleonica. Tra i prodotti maggiormente esportati dagli inglesi vi era il cacao, il cui mercato e commercio subirono un considerevole ridimensionamento. Cosa gravissima se si pensa che i cioccolatai torinesi producevano 350 chilogrammi di cioccolato al giorno.
Secondo me, una volta assaggiato il cioccolato, sinceramente non se ne può fare a meno e presumo sia stato così anche duecento anni fa. Nonostante le quantità importate fossero minori e i prezzi di conseguenza esosi, la domanda di cioccolato rimaneva elevatissima.
In quel periodo Caffarel aveva ideato il cioccolatino solido, ma un altro imprenditore ebbe una altrettanto assai valida “ illuminazione“; si trattava di Michele Prochet, che decise di sostituire parte del cacao con un prodotto molto presente nel territorio piemontese: la nocciola.
Ma non una nocciola qualunque: la nocciola Tonda Gentile delle Langhe.
Così nel 1852 il figlio di Paul Caffarel, Isidorefuse la sua fabbrica con quella dolciaria di Michele Prochet. La Caffarel-Prochet, situata a Torino in Borgo San Donato, per rispondere alle richieste di cioccolato dei torinesi, decise di sfruttare una collaborazione con la vicina Alba, scommettendo sul suo più famoso prodotto: la nocciola Tonda Gentile, appunto.
Nell’impasto la maggior parte del cacao venne sostituito con nocciole tostate, macinate e ridotte in crema a cui veniva poi aggiunto lo zucchero.
Il risultato fu un cioccolatino molto più economico dalla pasta soffice e cremosa che si scioglieva in bocca ( provare per credere!).

Gianduja
Gianduja, raffigurato in un sovraporta della Saletta Gianduja del castello di Castell’Alfero (fonte: http://www.castellalfero.net/foto/giand.jpg)
Gianduia/Gianduja
Gianduja con la brocca (douja)

Il nome
Per la prima volta tale cioccolatino venne prodotto in forma di barchetta rovesciata, incartato individualmente con carta dorata o argentata ( un’innovazione per l’epoca ). A tale cioccolatino venne dato il nome di givù, tratto dal dialetto piemontese, che in italiano significa “bocconcino”.
Ben presto il nome venne sostituito dal nome “gianduiotto” derivante da Gianduia/Gianduja, la caratteristica maschera piemontese, (il cui nome deriva dalla locuzione “Gioann dla dojaovvero Giovanni del boccale); maschera che, in occasione del Carnevale del 1867, distribuì per la prima volta questi nuovi cioccolatini al pubblico festante, nonché maschera simbolo nella lotta per la libertà e l’indipendenza che ebbe luogo nella regione alla fine del Settecento.

La sua immagine e l’arte
La stagnola dorata o argentata che lo ricopre, innovazione per quel periodo, invece è simbolo di regalità.
Per me è un’opera d’arte nel campo della cioccolateria oltre ad essere stato un’opera d’arte nel vero e proprio senso artistico del termine.
L’artista neodada Aldo Montino ( allievo del futurista Gino Severini) usava i gianduiotti come tessere di mosaico per le sue coloratissime composizioni. Ugo Nespolo oltre a realizzare nel 2007 una tavola per Giandujottomania ha preparato la scatola per Chiarlo ( famoso produttore di vino Barbera). Da citare vi è anche Andy Warhol che dichiarò che di Torino amava due cose: la 600 e i gianduiotti.
Il gianduiotto è finito pure nelle tavole a fumetti di Topolino.

Tutela 
Il gianduiotto è stato incluso tra i prodotti agroalimentari tradizionali ( P.A.T. ) piemontesi ( cod. 292, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali , Decreto del 7 giugno 2012.,dodicesima revisione dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali-allegato, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 142, 20 giugno 2012, p. 53).

http://www.regioni.it/agricoltura/2012/06/21/d-m-dodicesima-revisione-dellelenco-nazionale-dei-prodotti-agroalimentari-tradizionali-258868/

Un buon Ratagianduiotto!!

Ratatouille

gianduiotto2

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