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Graziano Pellè e il brutto atteggiamento con Giampiero Ventura

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Graziano Pellè: errare è umano, perseverare è diabolico.
Questi atteggiamenti vanno stigmatizzati, tanto più che ogni volta che Pellè li commette, subito dopo il destino lo ripaga in modo beffardo. Prima il gesto a Neuer dal dischetto (ed esecuzione inguardabile, ben oltre il “normale” poter fallire dal dischetto). Ora con Ventura, un’ulteriore prova di pessima educazione sportiva, di sovrastima di sé e del ruolo e come tracotanza rispetto ad un proprio valore calcistico ancora tutto da certificare con vittorie di trofei significativi. Ebbene, atteggiamento davvero censurabile, come di lesa maestà e l’Italia del calcio, fin lì intimorita dalla Spagna, senza di lui, ritrova energie, movimenti gioco…e soprattutto gol, raddrizzando con orgoglio una partita che sembrava dal destino già segnato. Invece, ironia della sorte, il destino è di nuovo segnato per le brutte maniere di Graziano Pellè e i fatti raccontano questo con chiarezza. Il teatrino dei mimi gestuali dal dischetto, con le mani più precise dei piedi, davanti a un vero campione come Neuer e la supponenza di non capire cosa sia un ruolo e i relativi doveri e non diritti, lo rendono vittima non delle telecamere, proprio perché è lui per primo a voler apparire un fenomeno mediatico. Non è questione di proverbi (e chi è causa del suo mal, pianga se stesso), è questione di stile che fa ogni volta il giro del mondo e non fa merito nemmeno a lui, oltre che danno di comunicazione di modelli da evitare per gli italiani e non solo.
Diventa imbarazzante il tutto non perché sia la prima e non sarà l’ultima volta che questo avviene su un campo e non sarà Pellè per forza e per sempre a esserne protagonista. Scene così sono nella storia del calcio ripreso da telecamere e raccontate da giornali. L’imbarazzate sta nel ricadere in ritualità poco intonate al modello di sé che si vuole dare e per cui si vuole essere apprezzato e non rendersi conto che la vita non è il tempo di una scarica di selfie impomatati ma un continuo temporale di occhio di bue per cui si è anche lautamente pagati e uno spazio di partita in cui indossare una maglia che rappresenta ancora, fosse solo più un grammo, un movimento sportivo nazionale.
“Eddy” Edgardo Carlo Friserra
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