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Il modello di internazionalizzazione italiano. La trappola dell’autoreferenzialità.

Il modello di internazionalizzazione italiano. La trappola dell’autoreferenzialità.

Si dice che… in Italia ci siano le più alte concentrazioni di eccellenze del mondo. E lo si dice ovunque e in questo non saremo certo noi, Lanzi & Kenecchi con il supporto e supervisione nel presente post di G P El Cid, a fare opposizione pretestuosa e comunque sbagliata da molti punti di vista. Diciamo, forse, che a volte occorrerebbe valutare quali e quanti siano i domini del sapere per poter parlare di concentrazione e di eccellenze maggiormente concentrate in Italia o altrove e occorrerebbe riconsiderare il mondo in una luce un po’ più dinamica ed di ampio raggio nello spazio e nel tempo.
Il mondo e il mondo delle eccellenze non si esauriscono nella sola forma o fattispecie d’Italia. L’Italia è il risultato del (più?) grande gioco di risiko o di contaminazioni e ma pure di isolamenti, di competitività estrema e di disaggregazione e confini di tradizioni a geometria variabile che da noi, presso di noi, sia noto. Ed è già un primo punto di, pur veniale quanto corretta magari, auto-referenzialità.
Parlare di tradizione italiana, se è una utile semplificazione tassonomico-comunicativa per tante altre realtà culturali del mondo, è ancora più una mera etichetta marketing che confonde un risultato di omologazione inevitabile per uno Stato con una somma di fattori se non micromondi mai governati da politiche unitarie o di convergenza, diversamente che altrove. Appare, almeno a noi, come semplificazione anche su un piano diacronico, temporale.
Perché si fatica come sistema (quindi, sistema Italia) a comunicarci in quanto sistema quando – ed è il paradosso – al contrario i prodotti, i risultati di questo sistema dimostrano di viaggiare in maniera molto più agile ed efficace?
Esempi come una ormai internazionale catena di vendita di prodotti alimentari con un nome che gioca sull’ambiguità anglofila e il nome Italia dimostrano come saper comunicare non sia l’ultima riga dell’algoritmo del successo rispetto al saper ben fare.

La Comunità "Cultura Italia-Russia" carica su Youtube un esempio emblematico tratto dal film "Benvenuti al Sud"-
La Comunità “Cultura Italia-Russia” carica su Youtube un esempio emblematico tratto dal film “Benvenuti al Sud”-

Come non sia sempre facile conquistare il mondo senza comunicare bene il sostrato e il retroterra è ben dimostrato da scene di film quali “Benvenuti al Sud” come la seguente: https://www.youtube.com/watch?v=iFNFbZP3MWI.
Notare come il caricamento del video sia stato operato da una comunità  “Comunità Italia-Russia“, articolata su due livelli e relative pagine Facebook, e che fa proprio uso di una “comunicazione” o mediazione culturale per veicolare al meglio ed evitare cortocircuiti di dialogo. La scelta dell’esempio della gorgonzola nel film, da parte loro e nostra, fa dimostrazione che il tema di discussione non sia proprio scevro di suoi alfieri.

Nel gioco come nella recitazione. Comunità e comunicare: comuni radici antidoto all’autoreferenzialità 
Partendo dal filosofo Friedrich Schiller ed evitando di addentrarci nelle trappole concrete degli eccessi del “gioco” del mondo di Fëdor Dovstoevskij, “L’uomo è completamente uomo  solo quando gioca[1].
Questo momento di gioco a metà tra il caleidoscopico Portobello del compianto Enzo Tortora e i tanti programmi della Raffaella Carrà sta dando un riscontro positivo nell’esperimento che la pagina del nostro blog Said in Italy sta portando avanti, soprattutto rivolto allo straordinario mondo del Sud America che guarda ancora all’Italia con stima e affetto profondo: un ecosistema d’elezione e di eccellenza per questo esperimento.
Lo stiamo testando con divertimento serio anche nostro ed è un ossimoro straordinario. La risposta, l’entusiasmo e la predisposizione del mondo sudamericano sono emblematici.

Il Gioco come veicolo della internazionalizzazione e della mediazione culturale
Il Gioco come veicolo della internazionalizzazione e della mediazione culturale

C’è fame di Italia, ma c’è fame di spiegazioni non urlate quanto suggerite, suggestioni prima che asserzioni.
Altro straordinario esempio di “mediazione” culturale, più rivolta all’autoanalisi essendo per italiani sull’Italia ma non solo, è il programma Rai Italia da stimare  dei bravissimi Massimiliano Pani e Andrea Rovetta, e che vede Massimiliano Pani e  Marco Cerbella “Cerbero” giocare sul sottile filo rosso tra valore “vero” e stima e tra beni “veri” e imitazioni di straordinari falsari: un gioco di ruoli nel gioco dell’imitazione.
Qualcosa di strepitosamente geniale, sotto il cappello dell’ambigua titolazione Italia da stimare: invito alla stima, a darsi e dare un valore al sistema Italia ma anche un avvertimento imperativo perché l’Italia è da stimare, da rispettare.

Marco Cerbella detto "Cerbero" e Massimiliano Pani.
Marco Cerbella detto “Cerbero” e Massimiliano Pani.

 

Condurre il gioco e sedurre col gioco. L’internazionalizzazione poco auto-referente
Allargando dal dettaglio del gioco e con la bussola della seduzione col gioco e  del condurre con un processo più morbido e meno assertivo, ci si apre su livelli di consolidamento di posizione “stimata” e rafforzamento della medesima maggiori della pretesa di entrare a casa degli altri in stile teutonico e dire “solo noi abbiamo il meglio”, “noi siamo i migliori”.
Nell’internazionalizzazione di impresa forse questo lavoro di “gioco” si è nemmeno forse mai considerato, mentre sistemi di internazionalizzazione quali quelli di altri paesi (che forse meno hanno ma meglio comunicano) ne attingono a piene mani.

Andrea Revetti, Marco Cerbella detto "Cerbero" e Massimiliano Pani sul sete veneziano di "Italia da stimare"
Andrea Revetti, Marco Cerbella detto “Cerbero” e Massimiliano Pani sul sete veneziano di “Italia da stimare”

L’arrocco da aristocratici di molta parte di cultura anche orientata politicamente al progressismo è finita per diventare, con la scusa di non voler offrire gagliardo cacio e pepe o gustoso pane e salame, un’apoteosi della persona da citare come auctoritas e il cui pensiero comunicato si è molecolarizzato in una sorta di nouvelle cuisine culturale da Masterchef… e già solo questa nomenclatura fa capire quanto il modello italiano sia nelle bocche dei soliti non nelle orecchie e tanto meno nelle menti di tutti gli altri.
La ruspante quanto giocosa e brava Antonella Clerici e l’icona Beppe Bigazzi, all’interno del meraviglioso gioco tra loro, tra “beata ignoranza con il ragionar di gusto e di panza”  della Clerici e assertività auto-referente ma storica dell’icona Beppe Bigazzi, soddisfano tutti i palati, sapendo mediare una comunicazione che non esclude nessuno e fa felice un po’ tutti, che arriva in ogni dove mondiale.

Beppe Bigazzi e Antonella Clerici sul set de "La prova del cuoco"
Beppe Bigazzi e Antonella Clerici sul set de “La prova del cuoco”


Forse hanno internazionalizzato più loro de “La prova del cuoco” con questo approccio che i tanti più o meno utili enti o interventi pubblici o privati o in partenariato.

[1] Friedrich Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo. Callia o della bellezza, Armando Editore, 2002 p.48

 

 

 

 

 

Lanzi & Kenecchi                    con                  G P El Cid

 

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