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Le canzoni, le poesie dei nostri tempi

Per noi giovani è normale passare le giornate con una cuffietta nell’orecchio ascoltando  musica. Ognuno di noi il proprio genere preferito, il proprio cantante, ma a tutti piace avere una colonna sonora personale. Tuttavia spesso, a causa del ritmo veloce o della melodia coinvolgente, il testo passa in secondo piano, soprattutto quando si tratta di canzoni straniere. Vogliamo proporne quattro che per la profondità e bellezza dei testi meriterebbero di essere lette senza musica, come delle poesie.

Chained to the rhythm, Katy Perry ft. Skip Marley – Un ritmo incalzante, allegro e positive, che fa venire voglia di ballare e di divertirsi: cosa c’è di meglio per criticare la società contemporanea? È questo infatti il proposito della cantante statunitense, quando, senza mezzi termini, descrive la nostra “monotona quotidianità”, per farci capire come siamo chiusi in una bolla fuori dal mondo, ma non cerchiamo di uscire perché, forse, vivere nella bolla è più facile (So comfortable, we live in a bubble…).

Rockabye, Clean Bandit ft. Sean Paul & Anne-Marie – La musica oscura completamente le parole: il commovente lamento di una madre single scompare davanti alla frenesia del rap di Sean. “Fai la nanna” (ovvero “rockabye”) sono le parole di una madre al figlio, disperata, che lavora di notte per poter mantenere il bambino. Una madre forte, che si è arresa ormai al corso della sua vita, ma che rassicura il suo piccolo, decisa a combattere perché almeno lui abbia una vita migliore (Your life ain’t gonna be nothing like my life, you’re gonna grow and have a good life, I’m gonna do what I got to do…).

Castle on the hill, Ed Sheeran – Come in molti testi del cantante irlandese, anche in questo il realismo delle parole trasmette delle emozioni così forti, ma così “normali”, che spesso vengono scordate. E’ la nostalgia a travolgere in questo brano, una nostalgia che l’autore prova tornando nel suo paese natale, ricordando l’infanzia con il fratello e le “bravate” della sua adolescenza, ma che ognuno di noi sente, pensando al passato, per le persone, i luoghi, i momenti che non ci appartengono più (And I’ve not seen the roaring fields in so long, I know I’ve grown,but I can’t wait to go home…).

Chandelier, Sia – La potente voce di Sia esprime in questo capolavoro tutto il rimorso per una vita dissoluta, la vita di una ragazza alcolizzata sempre più in declino. La cantante, infatti, prima del successo internazionale e di un’inaspettata liberazione dalle dipendenze, era dedita all’uso di alcool e droghe. Ha deciso così di fare di questa canzone il suo manifesto di lotta contro l’alcolismo e tut- te le forma di dipendenza (Sun is up, I’m a mess, […] here comes the shame, here comes the shame…).

Alberto Sgariboldi

Articolo pubblicato sul “Il Piccolo di Alessandria” del 21 Novembre 2017 pag. 14 Il Piccolo

http://www.ilpiccolo.net/

 

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