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Mauro Berruto, Commissario Tecnico della Nazionale di pallavolo maschile. Detto con dignità, orgoglio, cuore e… da campione.

Mauro Berruto, dimissionario con grande dignità da Commissario Tecnico della Nazionale di pallavolo maschile italiana

Mauro Berruto, ai tempi della Nazionale finlandese. (Foto da http://www.mauroberruto.com/galleria/io-e-la-pallavolo/
Mauro Berruto, ai tempi della Nazionale finlandese. (Foto da http://www.mauroberruto.com/galleria/io-e-la-pallavolo/

In un’epoca di iperspecializzazione Mauro Berruto è una mosca bianca per l’eclettismo e la trasversalità delle eccellenze del suo fare e il  tutto è diretta conseguenza del suo essere.
Laureato in filosofia, trasversale appunto o multidisciplinare, cresciuto a pane libri e oratorio, intelligente, in senso etimologico pieno, ossia straordinariamente capace di leggere tra le righe dei fatti e del mondo come di leggere tra quei piccolissimi mondi che si chiamano palla e che dai tempi di Kozue Ayuhara (Mimì Ayuhara nell’adattamento del cartone animato in  italiano) hanno creato una generazione di aspiranti campioni della pallavolo.

Lui è uno di quelli nati in quel filone. Uno di quelli che hanno portato un sogno, piccolo e sferico come una palla da pallavolo, dall’oratorio al palcoscenico sportivo che più conta, uno di quelli che hanno realizzato il sogno e lo hanno reso un lavoro premiato: è il Commissario Tecnico della Nazionale italiana di pallavolo maschile.

Questo è Mauro Berruto http://www.mauroberruto.com/info/

Ora, vi risparmiamo il preambolo che ha portato a quella che, per ora, potrebbe essere l’ultima pagina non di una storia ma almeno di un importante capitolo che lo ha reso protagonista coi suoi ragazzi di numerosi successi. Un preambolo, in estrema sintesi, in cui l’allenatore ha preso decisioni forti e importanti verso alcuni dei suoi ragazzi, secondo una prospettiva che lui stesso illustra in questa che è la sua lettera di dimissioni.

Non è gossip o altro: a noi di Said in Italy interessa far emergere come, in un paese come l’Italia in cui l’arrocco sulla sedia è il modello mediocre del vincitore-mediocre, ci sia chi, a seguito di scelte in cui può avere torto o a ragione, sappia con dignità estrema non stare incollato ad una sedia, ancor più nonostante lui possa avere ragione. Anche piena.
Qui ora non si processa il caso dove non possiamo essere giudici ma qui possiamo essere almeno giudici dello stile e della sostanza di una lettera così, perché offre molte occasioni di riflessioni che vanno ben oltre il caso personale e singolo.

Meglio di noi e delle nostre parole sono le sue, nella lettera di dimissioni che ieri ha presentato al Presidente del Consiglio Federale della pallavolo.

Da parte nostra: grazie, Mauro!

A lui la parola (tratto da http://www.mauroberruto.com/2015/07/grazie-mi-fermo-qui/ )

Oggi ho comunicato al Presidente Carlo Magri la decisione di rimettere il mio mandato di Commissario Tecnico della Squadra Nazionale di pallavolo nelle mani Sue e del Consiglio Federale.

Il clima generatosi intorno alla squadra, in relazione al provvedimento disciplinare nei confronti di quattro atleti da me deciso in occasione della Final Six di World League a Rio de Janeiro, mi ha reso consapevole di non sentire più quella fiducia completa nel mio operato che sempre ho sentito e che è condizione necessaria per poter svolgere questo straordinario compito.

Il dolore di rinunciare al mio ruolo di CT a un mese dell’obiettivo verso il quale tutto il mio lavoro era stato indirizzato nel quadriennio olimpico, non è negoziabile rispetto alla difesa di valori che ritengo fondamentali quali il rispetto delle regole e della maglia azzurra. Valori che ritengo altresì fondamentali nella mia visione di sport.

La commovente risposta della squadra successiva alla mia decisione (la vittoria contro la Serbia e, ancora di più, la coraggiosa sconfitta contro la Polonia campione del mondo) mi restituisce la certezza che sui valori tutto si fonda.

Tengo tuttavia, amaramente, questa certezza solo per me, ringraziando di cuore i 13 protagonisti di quelle due partite, perché il coro di chi ha letto nella mia decisione incapacità di gestione, inadeguatezza al ruolo, danno economico o addirittura causa scatenante di una brutta immagine per il nostro movimento mi fa pensare che il rispetto delle regole sia diventato merce negoziabile davvero.

Se così è il mio passo indietro è dovuto, perché non è e non può essere questo il mio modo di intendere lo sport e fare il Commissario Tecnico.

Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con me in questi anni, atleti e membri dello staff, perché tutti mi hanno insegnato delle cose. Un pensiero particolare va ai 30 atleti che in questi quattro anni e poco più hanno esordito con la maglia azzurra. E’ un record di cui vado molto fiero perché regalare questa gioia non ha davvero prezzo.

Ringrazio tutti gli staff delle Squadre Nazionali giovanili e in particolare Mario Barbiero, motore inesauribile della nostra pallavolo maschile giovanile. Fin dal primo minuto ho voluto dimostrare come la nazionale Seniores fosse parte di un progetto comune che incomincia a quattordici anni con i Regional Days. Le nostre squadre giovanili stanno da qualche tempo brillando in Europa e nel mondo e considero questo fatto, insieme alla riforma dell’Under 13, un’ulteriore medaglia di cui andare fiero.

Ringrazio il Presidente Magri per aver realizzato, il 17 dicembre del 2010, il mio più gigantesco sogno di bambino. Sono passati da quel giorno anni, medaglie, vittorie, sconfitte. 134 volte ho sentito suonare l’inno di Mameli con il cuore che scoppiava di orgoglio e di rispetto per quella bandiera distesa davanti a me.

Tengo tutti questi ricordi ma ne scelgo uno: la fotografia scattata sul podio olimpico di Londra. L’onore più grande che potesse immaginare un ragazzo che aveva incominciato ad allenare in un oratorio della sua città.

Ho un ultimo desiderio che devo soprattutto ai miei figli Francesco e Beatrice: vorrei spiegare loro che il nuovo modo di comunicare fondato sulle opinioni espresse sulle pubbliche piazze virtuali dei social network, ha fatto sì che siano state di me scritte cose che spero loro non leggeranno mai. Dietro ai ruoli ci sono persone e il principio del rispetto della persona dovrebbe guidare anche questo nuovo modo di comunicare. Mi piacerebbe che Francesco e Beatrice crescessero con l’idea che rispettare le regole e le persone è talmente bello da essere rilassante. Mi piacerebbe che andassero orgogliosi del fatto che il loro papà, partendo dal nulla, abbia avuto l’onore infinito di rappresentare il nostro Paese. Mi piacerebbe fossero orgogliosi del fatto che, al di là di 7 medaglie vinte, il loro papà possa essere ricordato per averlo fatto sempre e comunque con onestà. Con fatica, con onestà e con la schiena dritta.

Mauro

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