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Mercati rionali in (Europa e…) Italia

Bolkestein quanto si vuole ma… l’Italia ha una specificità tutta sua, quand’anche non per forza da sempre e per sempre unicamente sua, circa i mercati rionali. Detto diversamente, il modello italiano è un modello che è accessibile un po’ per tanti se non tutti i popoli. Non è vero che dipende solo da un (indubbiamente unico… e meraviglioso) paesaggio ma da un sistema culturale e organizzativo (oggi si direbbe “molto bottom up“) che non è solo figlio dei Leonardo o Michelangelo di turno.
L’Italia è frutto di stratificazioni e di tradizioni, ma, girando l’Europa, l’Italia è un presidio di questo linguaggio di diritto comune che ha connaturato, strutturato e sviluppato l’Europa. La stessa, o quasi, Europa che oggi dimentica un po’ sé.

Facciamo un piccolo passo indietro: cosa c’entra il diritto comune con Bolkestein e i mercati rionali o feste rionali (e cercando di non cadere nell’agone politico e di parlare come fossimo al bar e non in un trattato di storia del diritto o di sociologia…)?

[Da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_comune]

Lo ius commune (diritto comune) come diritto dell’Europa medievale

Con l’anno mille, sollecitata dal crescente dinamismo dell’economia, dallo sviluppo delle comunicazioni e dei traffici che mettevano ormai in contatto l’Occidente con un numero sempre maggiore di popoli, stimolata dalla domanda di istruzione dei ceti sociali in ascesa e dal travaglio di una società in trasformazione, la cultura assunse nell’età dell’espansione economica, contenuti e atteggiamenti sempre più articolati. La rinascita culturale andò di pari passo con il rifiorire della vita cittadina e le città, pian piano, sostituirono i monasteri come centri di cultura.

Stiamo ovviamente giocando sull’ambivalenza semantica di “diritto comune” e su più o meno forzature storiche: stiamo facendo un piccolo minestrone paralogico in cui, però, una vera essenza c’è. Il modello italiano è figlio anche di una capillare capacità di distribuzione, una logistica strutturata su micro-punti di vendita a filiera corta, fondata sull’aderenza pressoché fisica tra bancarella e strada-porta di casa.

Che sia il tutto un retaggio del passato, un ancestrale e antropologico modo di relazionarsi in cui il mercato è in centro al cittadina nella “Piazza Grande”,  nella “Piazza Centrale” o nella “Piazza del Mercato”, con tutte le varianti del caso, e non nelle periferie presidiate dai moduli dei centri commerciali lo dimostrano le  urbanistiche di tante città d’Europa (continentale), di “diritto comune”, che sono sopravvissute talora come luogo turistico ma che sono state per secoli luogo di mercato per davvero.

Queste piazze, spesso di progettazione di architetti italiani, sono stati luoghi del quotidiano (non solo turistico e, come in Italia, sono sopravvissute con pulsante vitalità e vivacità di scambi.

E Bolkestein che c’entra? Secondo passo indietro…

Conosciuta come direttiva Bolkestein dal nome del suo curatore Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi, la direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE  è relativa ai servizi nel mercato europeo comune. In particolare, tra gli altri settori su cui interviene, fissa come obiettivo la liberalizzazione dei mercati, prevedendo che, a partire dalla primavera 2017, anche gli ambulanti dovranno partecipare ai bandi per il rinnovo delle licenze (e relativi oneri per gli spazi di mercato). Recepita definitivamente dall’ordinamento italiano con il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, da tempo e con forte recente accelerazione, viste le imminenze scadenze del 2017, la normativa di recepimento della direttiva è in Italia oggetto di contestazioni. Non è nostro obiettivo entrare nel merito politico, ma un aspetto “culturale” è sindacabile, anzi, è analizzabile: trovare adeguati strumenti per specifiche situazioni, senza cadere nelle generalizzazioni o appiattimenti. In Italia, finora, l’ambito delle “piazze”, dei mercati rionali e quanto era del commercio ambulante è stato “dedicato” e tutelato per ditte individuali, imprese familiari, al massimo società di persone, con tutti i vantaggi (e magari anche svantaggi) del caso, concedendo di partecipare alle gare d’assegnazione di licenze solo a questo tipo di operatori. Ora, dal 2017 la normativa permette anche alle società di capitali di partecipare a queste gare.
Il tema è delicato e non ci compete di dare giudizi, eppure per noi di Said in Italy la “piazza” dei piccoli è un presidio storico-culturale che ci piace poter vivere non solo e non tanto popolato da turisti e dehors. Ci piace viverlo e osservarlo anche con turisti, fotocamere e zainetti, con sedie e bar ma anche con borse della spesa e colori cangianti con il variare delle stagioni e delle regioni… Un luogo di incontro e di commercio di dettaglio “vero”, con pochi menu prestampati e plastificati, standard di lungo periodo di una offerta massificata, e molti cartelli – a norma però – con prezzi e prodotti che variano di giorno in giorno e di ora in ora.

La piazza di ambulanti e deambulanti… in festa, un po’ come questa… guardate un po’ cliccando su questa immagine

Torino, festa rionale 2016
Mercati rionali, Torino; festa di strada 2016
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