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Piano diabete: a che punto siamo?

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La risoluzione 61/225 dell’Onu sul diabete afferma che

“il diabete è una malattia cronica, invalidante e costosa, che comporta gravi complicanze, gravi rischi per le famiglie, per gli Stati Membri e per il mondo intero e mette a serio rischio la realizzazione degli obiettivi di sviluppo stipulati a livello internazionale unitamente agli obiettivi di sviluppo del Millennio”.

Il diabete è  in continuo aumento nella popolazione, con dei costi di gestione via via crescenti. Per questo è stato affrontato come problema a livello europeo con il Libro bianco “Un impegno comune per la salute: Approccio strategico dell’UE per il periodo 2008-2013”.
In conformità con quel che è stato deciso in sede europea, è stato stilato in Italia il Piano Sanitario Nazionale. E’ stato il primo Piano Nazionale dedicato ad una patologia specifica, e oltre che sulle considerazioni contenute nel documento europeo si basa su linee guida approvate a livello mondiale e sulle considerazioni raccolte interpellando anche le associazioni di malati presenti sul territorio.
Ad oggi le Regioni hanno libertà di scelta molto ampia in materia sanitaria, ma devono comunque sottostare ai Livelli Essenziali di Assistenza ( LEA) e al Piano Nazionale Diabete, appunto.
Il Piano Sanitario Nazionale del 2011-2013 poneva alcune patologie fra le priorità, e fra queste il diabete. L’articolo relativo recitava così:

L’assistenza alle persone con diabete (mellito) rappresenta oggi uno dei principali problemi

di organizzazione dei “Sistemi Salute” a livello internazionale. Per le caratteristiche

epidemiologiche, cliniche e gestionali, nonché per l’impatto in termini di costi, il diabete,

esempio paradigmatico di malattia cronica, richiede la messa a punto di prototipi di “clinical

governance”, che tengano in considerazione la condivisione delle informazioni, il ruolo di

ogni attore coinvolto, la capacità di gestione da parte dell’organizzazione complessiva, e

impone la ricerca di percorsi organizzativi che diminuiscano il più possibile l’incidenza di

eventi acuti o complicanze invalidanti.

È oggi riconosciuto che un sistema di approccio multidisciplinare e multiprofessionale, che

agisca da collettore tra la medicina primaria ed i livelli specialistici secondari, con il

coinvolgimento (empowerment) del paziente, possa essere in grado di ottenere i migliori

risultati.

Il Piano, considerando che la sfida di una moderna cura della malattia è la gestione del

percorso assistenziale, persegue, quindi, i seguenti obiettivi:

  • omogeneizzare ed implementare le attività di rilevazione epidemiologica finalizzate alla programmazione dell’assistenza;

  • migliorare la conoscenza circa la prevenzione, la cura e il trattamento del diabete attraverso l’informazione, la formazione, l’educazione, lo sviluppo della ricerca sia di base che clinica;

  • prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia diabetica ed identificare precocemente le persone a rischio o con diabete;

  • ridurre le complicanze e la morte prematura nelle persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2;

  • rendere omogenea l’assistenza, prestando particolare attenzione a quelle in condizioni di fragilità e vulnerabilità socio sanitaria;

  • assicurare la diagnosi e l’assistenza per le donne con diabete gestazionale e raggiungere outcome materni e del bambino nel diabete pregravidico equivalenti a quelli delle gravide non diabetiche;

  • migliorare la qualità di vita e della cura per le persone con diabete in età evolutiva;

  • migliorare la capacità del Servizio sanitario nell’erogare e monitorare i servizi, attraverso l’individuazione di strategie che perseguano la razionalizzazione dell’offerta e che utilizzino metodologie di lavoro basate soprattutto sull’appropriatezza delle prestazioni erogate;

  • sviluppare l’empowerment dei pazienti e delle comunità;

  • sostenere e promuovere idonee politiche di intersettorialità.

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Questa indicazioni sono state recepite dalle Regioni con l’accordo del 6 Dicembre 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 32 del 7 Febbraio 2013, dove si dichiarava:

Si conviene sulla necessità di:

  • contribuire al miglioramento della tutela assistenziale della persona con diabete o a rischio di diabete, anche attraverso l’ottimizzazione delle risorse disponibili;
  • ridurre il peso della malattia sulla singola persona e sul contesto sociale;
  • rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza, assicurando equità di accesso e riducendo le disuguaglianze sociali;
  • sistematizzare a livello nazionale tutte le attività nel campo della malattia diabetica al fine di rendere più omogeneo il processo diagnostico-terapeutico;
  • affermare la necessità di una progressiva transizione verso un nuovo modello di sistema integrato, proiettato verso un disegno reticolare «multicentrico», mirato a valorizzare sia la rete specialistica diabetologica sia tutti gli attori della assistenza primaria;
  • Le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano si impegnano a recepire con propri provvedimenti il documento: «Piano sulla malattia diabetica», Allegato A), parte integrante del presente atto, e a dare attuazione ai suoi contenuti nei rispettivi ambiti territoriali.

All’attuazione del presente Accordo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Attualmente tuttavia non tutte le Regioni hanno ancora recepito ufficialmente nel loro ordinamento le direttive previste dal Piano Nazionale

Fonte: Diabete Italia

 

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