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Portafogli bilanciati e gli “sbilanciamenti” del trimestre entrante. Le banche centrali sempre più centrali

Settembre ormai alle spalle e gli investitori paiono aver messo mano al portafoglio seppur timidamente, indirizzandosi ad incrementare sugli alternativi e confermando fiducia verso le emissioni “high yeld” e mercati emergenti

Così è strutturato il portafoglio bilanciato globale raccontato dal sondaggio di fine mese di Reuters, condotto tra 11 primari investitori in Italia. Nei portafogli fotografati dal sondaggio rimane stabile l’obbligazionario (43%), in leggero recupero l’azionario (dal 41,7% di agosto al 42% di settembre) per quanto di oltre due punti percentuali sotto la media storica. Bene, come detto, gli alternativi che passano dal 5,9% al 6,3% mentre la liquidità cala dall’8,9% all’8,4% (Fonte Reuters).

A livello geografico, gli investitori italiani hanno ridotto l’esposizione sull’azionario statunitense, che così ha ben corso finora ed appare già aver incorporato nei prezzi una valutazione d’obiettivo di medio breve. Alla perdita di uno 0,7% di peso da parte dell’azionariato a stelle e strisce corrisponde il maggior peso conquistato sia dall’obbligazionario sia dall’azionario dei mercati emergenti. Il focus ha alla base un’idea di recupero dei corsi delle materie prime ma sempre condizionato dalla spada di Damocle geopolitica: da un lato nei paesi emergenti i rischi politici interni, dall’altro l’avvicinarsi del momento decisivo per le elezioni presidenziali in Usa. In mezzo, come ulteriore elemento di criticità, lo scenario politico internazionale, che vede tra Siria e Golfo Persico il crocevia di  frizione tra Usa e Russia e lo scontro tra Arabia Saudita e Iran.

Nell’ultimo periodo, comunque, i mercati emergenti e le loro piazze finanziarie hanno già ben performato, con l’indice Msci in guadagno di circa il 15% da inizio anno.

Sul fronte bond, il convitato di pietra è l’inflazione e i pesi geografici sono rimasti più o meno in linea rispetto al mese precedente, con preponderanza, in leggera contrazione, dell’area euro (49,9%).

Questo in estrema sintesi il quadro delineato dal sondaggio Reuters.

Mercati finanziari, cosa attendersi? Le banche centrali sempre più centrali? Lo sbilanciamento dei pesi e dei ruoli

Banche centrali, mercati finanziari e duello Trump- Clinton. Lo scacchiere dello sbilanciamento.
Banche centrali, mercati finanziari e duello Trump- Clinton. Lo scacchiere dello sbilanciamento.

Il contesto internazionale può avere proprio negli Usa, nei prossimi mesi, il principale fattore critico, a cui sommare, almeno quanto all’aera Ue, il permanere delle condizioni di alta tensione tra i bancari. E attenzione alla dialettica tra banche centrali e governi.

Negli Usa l’elezione del nuovo presidente potrebbe portare ad ulteriori tensioni proprio con la Fed, in particolare con la politica monetaria fin qua condotta dalla presindente Janet Yellen. Le tensioni in realtà sono già da tempo forti e, come riporta il Wall Street Journal (http://www.wsj.com/livecoverage/janet-yellen-house-financial-services-committee-092816) l’audizione della Yellen davanti all’ U.S. House Financial Services Committee del 28 settembre 2016 ha avuto non pochi momenti di forte tensione. Tema della discordia (presente) è il mantenimento degli attuali livelli di tassi di interesse ma altro tema (futuro) di discordia potrebbe essere la possibilità da parte della Fed di acquistare azioni  e non solo Treasury e Agency Security come fin qua possibile. La questione è stata messa sul tavolo durante l’audizione e la risposta della Yellen, che ha ricordato come il quadro normativo non lo permetta, ha indugiato più sulla questione del “poterlo fare o meno” che sulla sua “opportunità o meno”, lasciando così intendere che il modello della Banca centrale del Giappone potrebbe essere, laddove autorizzato, un’arma utile.

La Boj, infatti, è da tempo impegnata nell’acquisto di Etf specifici, attività che l’ha di fatto resa controllante di una larghissima fetta dei titoli trattati al Nikkei. Il modello, lungi dall’aver trovato un coro unanime di consensi, potrebbe essere stato inserito come strumento in un possibile nuovo scenario di espansione monetaria da parte delle banche centrali americana, europea ed inglese.

Ovviamente, su un piano di relazioni tra politiche di governo nazionale e autonomia e indipendenza delle banche centrali, il poter comprare strumenti che abbiano come sottostante azioni di società quotate renderebbe la relazione tra le parti assai molto meno netta. Ma ancor più in profondità, un ruolo così diffuso e preponderante delle banche centrali porterebbe ad un tipo di economia che per i liberisti sarebbe un oltraggio inaccettabile al principio di economia di mercato. In breve, i dossier sul tavolo dei presidenti e governatori delle banche centrali potrebbero contemplare situazioni e strumenti che, per quanto riguarda gli Usa, almeno uno dei candidati alla presidenza, qualora diventasse inquilino della Casa Bianca, potrebbe assolutamente respingere al mittente, con tanto di conto da pagare anche per le politiche precedenti.

Scenari internazionali e geopolitici caldi, diatribe di politica monetaria interne ma con ricadute su scala globale: il prossimo trimestre si prospetta molto caldo e i portafogli bilanciati si sono votati ad un apparente ottimismo e fiducia che il peggio possa essere alle spalle e non davanti.

G P El Cid
Lanzi & Kenecchi

 

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