Si apre con oggi una nuova sezione in Said in Italy dedicata alla storia

Si apre con oggi una nuova sezione in Said in Italy dedicata alla storia. G P El Cid per Said in Italy blog 2015 G P El Cid per Said in Italy GPU_8536Un patrimonio culturale fonda il suo valore sull’identità riconosciuta. Questo riconoscimento, logicamente, presuppone una conoscenza del tema, base e parametro per individuare confini di identità e valore della medesima. Il costante crescere di Amiche ed Amici alla nostra pagina Facebook e al nostro blog ci ha fatto riflettere sul punto, sull’aprire o meno una sezione dedicata alla storia. Alcuni elementi non spingevano a favore: internet oggi garantisce una mole di dati storici e di riflessioni storiche tali per cui non era così evidente la necessità che proprio noi ci spingessimo in un tema già affollato; inoltre, la missione del nostro blog stabilisce di non fare politica, di astenersi dal trattarla (salvo alcune eccezioni) e, quando l’appassionato tratta di storia, egli fa storia e quasi inevitabilmente fa politica.

Fare storia, fare politica e fare economia
L’uso del verbo fare nel dire “fa storia” / “fa politica” è certo inelegante su un piano squisitamente stilistico ma esprime quello che è il ruolo anche sottilmente demiurgico dello storico, comunque si voglia vedere il suo ruolo culturale (fondamentale).
Ricercare, raccogliere, analizzare, vagliare, selezionare, riordinare, produrre nuovi risultati alla fine di questo processo, cioè nuove conoscenze, “nuovi sapori” da un numero importante di ingredienti di partenza, è il fare dello storico, volendo parlare semplice. Lo storico, infatti, ricerca elementi fondanti, li raccoglie, li analizza per vagliarne l’attendibilità ma anche la portata semantica, i limiti di campo di degli elementi, li seleziona, emendando la raccolta dagli elementi spuri o inutili ma anche mondando il singolo elemento di quella crosta non filologicamente corretta o scindendo elementi compositi per selezionare la parte nobile da quella non rilevante, li riordina poi tutti per far sì che il nuovo ordine ricomponga una informazione, se onesto, che sia corretta, veritiera, scrupolosa sull’ambito di storia umana che si è deciso di studiare.
Se questo è vero, allora è evidente come lo storico faccia inevitabilmente il “cuoco” della storia, cioè  il procedimento di lavoro scandito sopra per lo storico è né più né meno il lavoro del cuoco o di chi si occupa della casa. Preparare una lista iniziale della spesa assai larga, ricercando al mercato gli ingredienti o i prodotti, l’acquisizione o raccolta, l’analisi dell’etichetta, la selezione dei medesimi emendandoli o mondandoli di terra, scorze, gusci, la loro trasformazione e composizione in un piatto o menu finale: tutto questo è un approccio “epistemologico” che accumuna chi si prende cura di un dominio qualsiasi della conoscenza, dalla fisica  alla storia, o della casa, ossia di un sistema complesso di atti e fatti o di attori e soggetti in un ambito più o meno circoscritto e scarsamente penetrabile dall’esterno.
Se vale per lo storico, vale anche a maggior ragione di chi si occupa della casa, ossia l’ οἶκος (oikos), cioé l’unità base della struttura sociale greca ma riportabile anche ad oggi come simbolo di unità discreta del vivere sociale umano. Per οἶκος, infatti, in realtà ci si riferiva e si riferisce oggi ad una struttura fisico-spaziale come la casa così come ad un’unità socio-relazionale-affettiva (l’unità sociale più piccola) e tutte le interazioni tra elementi costituenti individuali. Senza dilungarci oltre, prendersi cura della oikos, della casa e, quindi, del patrimonio di ricchezza umana e materiale dell’unità discreta sociale, era fare economia e fino ai tempi moderni, l’economia si fondava su regole più o meno esperienziali, quindi per lo più empiriche, storiche.
Questo blog e questa pagina si sono occupati, d’altra parte, di economia dal suo nascere, con la questione greca e la questione tedesca, spingendosi oltre fino a post di finanza e di borsa.
Detto diversamente, se la nostra missione di blog ci vieta di fare politica, di fatto fare politica è già stata un’attività presente, pur in un’accezione ben qualificata, nei temi di economia. E, quindi, allora perché non fare storia?
Se la politica, vietata come propaganda o faziosità ossia, meglio detto, vietata come prognosi od offerta ma non certo come analisi o inquadramento, è entrata nel nostro blog da subito, allora possiamo permetterci di non derogare al nostro spirito “costituente” se ci occuperemo di storia. Di conseguenza, sdoganata l’economia e con lei la storia, questo blog ha il “dovere” logico di occuparsi di quest’ultima, se vuole davvero parlare di quanto si “dice in Italia”.

Tempo di bilanci
Arriva, poi, il tempo dei bilanci o della chiusura dei medesimi, che è momento tipico del fine anno. Di nuovo, l’unità familiare piuttosto che il complesso di uno stato si trova a tirare le somme di un arco temporale quale quello dei dodici mesi e i social media non a caso impazzano di istantanee-mosaico di quanto il 2015, ormai al termine, ci ha riservato.
Appare, quindi, conforme allo strumento di comunicazione che è internet il cercare di dare delle istantanee attendibili e ragionate sul passato, evitando le prognosi di indirizzo o di giudizio fazioso, come detto sopra, anche per cercare di preservare una parte di storia che non è storia di cui molti trattano e che agevolmente oggi internet permette di “trattenere” nella sua memoria, nelle maglie della sua rete, e quindi nella disponibilità di chi voglia  a suo tempo e comodo cercare.

“Detto in italia”
Come abbiamo scritto sopra, l’essenza, il cuore, il nucleo fondante di questo blog, consiste nel ciò che è detto in Italia. Cercheremo, quindi, di trattare non solo di storia di Italia ma di come la storia sia stata fatta / trattata in Italia, sia come luogo di avvenimenti sia come luogo di analisi. Ovviamente, principale attenzione andrà ai temi dell’Italia ma daremo spazio anche agli avvenimenti accaduti fuori Italia e come sono stati descritti e raccontati in Italia.

Parlare il più possibile semplice
Non spaventi questo post di introduzione alla nuova sezione e non spaventino in particolare certe logiche e il presente linguaggio. Parleremo, ci sforzeremo di parlare semplice, il più semplice possibile ma anche con entusiasmo.
La storia spesso spaventa e annoia a scuola perché percepita come ingombrante e mnemonica e noi cercheremo di rompere questa stretta, provando a renderla fruibile, gradevole, seria ma accattivante.La paura della storia
Il nostro amico Zarbock, d’altra parte, ci ha dato prova di come si possa in maniera sintetica e simpatica, senza derogare ad attendibilità e precisione, trattare di un argomento spesso percepito (ingiustamente) pesante come la storia delle parole, l’etimologia.
Proprio questa esperienza di sezione (“La storia delle parole“) e proprio l’esempio di Zarbock saranno un utile doppio punto di riferimento.
A dire il vero, cercheremo spesso di offrire, proprio secondo lo spirito del rapporto dell ‘ / in Italia, un breve cappello introduttivo e poi una serie di antologie di brani di storici sul tema, così da offrire un sunto iniziale il più possibile esaustivo del tema storico oggetto del post e un successivo approfondimento a fonte multipla (antologia), cioè un approfondimento costituito da passi di vari autori specializzati sul tema.

 Ci auguriamo che chi ci legge, sia via blog sia via pagina Facebook, avrà modo di interessarsi e di contribuire a questa sezione.

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