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Aggiornamento diabete: dulaglutide

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Sembra che sia in arrivo anche in Italia a breve un nuovo farmaco per chi soffre di diabete mellito tipo 2. Questa nuova molecola, chiamata Dulaglutide, appartiene alla classe degli antagonisti del recettore del GLP-1 ( glucagon-like petide 1). E’ quindi considerato un secretagogo, in quanto promuove la secrezione di insulina e da un senso di sazietà.  width=
Il GLP-1 viene secreto dall’intestino in modo naturale, ma è anche degradato molto velocemente, quindi si è pensato di sviluppare molecole più difficilmente attaccabili e smaltibili attraverso la filtrazione renale, ma con lo stesso meccanismo d’azione. In particolare exenatide e lixisenatide, che conservano comunque breve durata d’azione, e liraglutide, dulaglutide, albiglutide e exenatide, a lunga durata d’azione. Il dulaglutide però sembra riuscire a normalizzare la glicemia in persone altrimenti resistenti alle cure in una sola somministrazione settimanale. Ha infatti una vita media di circa 4 giorni, e un picco d’azione a circa 70 ore dall’iniezione.
Una recente metanalisi, ossia la revisione di più studi sull’argomento, ha esaminato studi in cui il farmaco era usato in confronto con placebo e con altre terapie, da solo o in associazione. E’ risultato che è molto efficace nel ridurre i livelli di emoglobina gliacata (HbA1c) sia in confronto con placebo che in confronto diretto con l’exenatide (Byetta nella formulazione di Eli Lilly). Anche confrontato direttamente con insulina ottiene risultati migliori e più duraturi. Associato a metformina, risulta avere risultati migliori rispetto al liraglutide, che andrebbe comunque somministrato una volta al giorno.
Inoltre il dulaglutide sembra non aumentare il rischio ne’ l’incidenza delle ipoglicemia, da solo o associato a metformina o insulina lispro. Non sembra avere effetti sul peso corporeo in monoterapia, ma mostra il tipico effetto anoressizante della sua classe di appartenenza se associato a insulina lispro. Induce tuttavia nausea, diarrea e vomito in percentuale uguale agli altri antagonisti del recettore di GLP-1. Il rischio di sviluppare pancreatiti a seguito dell’assunzione di secretagoghi non è stato a tutt’ora confermato, e negli studi presi in esame si è verificato così raramente da rendere impossibili stilare una casistica.
Ricapitolando, quindi, il dulaglutide aiuterebbe, in monoterapia o associato a metformina o insulina lispro, a ridurre i livelli di emoglobina glicata, e a ridurre il peso corporeo, con una sola iniezione settimanale, e con rischio minore o uguale agli altri farmaci della sua classe di provocare disturbi gastrointestinali, e minor rischio rispetto all’insulina di provocare ipoglicemie. Inoltre non c’è bisogno di calcolare la quantità in base al cibo assunto o all’esercizio svolto, in quanto la dose è fissa. Il ridursi delle somministrazioni è un miglioramento nella qualità di vita del paziente, e ne migliora l’aderenza alla terapia, in media.
Bisogna ricordarsi tuttavia che i farmaci che spingono il pancreas a produrre più insulina sono adatti solo per i diabetici tipo 2 che posseggano ancora un patrimonio abbastanza elevato di cellule beta secernenti. Con il progredire della malattia e la diminuzione delle cellule, infatti, questo tipo di azione diventa meno utile ai fini del controllo glicemico.
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