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Diabete tipo 2: dalle persone resistenti una nuova possibilità di cura

Ci sono novità in arrivo per  quanto riguarda il diabete tipo 2 e la sua cura.
Come già sappiamo, questa forma colpisce prevalentemente soggetti in età più avanzata, e si associa spesso con abitudini alimentari errate, stile di vita sedentario e sovrappeso. Tuttavia non tutti coloro che presentano questi fattori di rischio sviluppano la patologia. Addirittura si è osservato che persone operate al pancreas per asportare tumori, e pertanto private anche di parte del loro patrimonio di cellule secernenti l’insulina, non sempre sviluppavano diabete in risposta. Queste osservazioni hanno portato il dottor Andrea Giaccari, professore di Diabetologia del Policlinico Gemelli di Roma e Consigliere nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID) a chiedersi cosa differenziasse le due popolazioni.
Nel pancreas vi sono due tipi di cellule secernenti ormoni legati alla regolazione del glucosio, e cellule beta che secernono insulina, e le cellule alfa che secernono glucagone. L’insulina come sappiamo spinge le cellule ad assorbire il glucosio, diminuendo la glicemia, mentre il glucagone alza la glicemia. A seconda dei livelli di zucchero nel sangue, vengono attivate le prime o le seconde. Nelle persone affette da diabete di tipo 2 si osserva spesso come le cellule beta rispondano a livelli di glucosio sempre più alti, fino a non rispondere affatto. Inoltre le cellule diventano “resistenti” all’insulina, ossia non assorbono più lo zucchero dal sangue nemmeno in sua presenza.
Per questo studio, partito nel 2013 in collaborazione con il Joslin Diabetes Centre di Harvard (Boston),  il team del dottor Giaccari ha presentato un protocollo che prevedeva l’arruolamento di pazienti prenotati per l’operazione di asportazione del pancreas per tumore dell‘ampolla del Vater, non diabetici e senza predisposizione familiare. In una prima fase ai volontari è stato indotto un’iperglicemia prolungata, in modo da indurre un’insulino-resistenza, e si sono registrate le risposte secretorie in vivo. Poi, una volta eseguita l’operazione, si è analizzato il numero di cellule secernenti, la loro distribuzione e la loro attività.
Analizzando i dati tuttavia i ricercatori hanno scoperto in alcune persone la capacità delle cellule alfa di reagire all’insulino-resistenza trasformandosi in cellule beta. Il segreto di chi, pur sottoposto a fattori di rischio, mantiene normali livelli di glicemia sembrerebbe essere quindi la capacità della cellule del pancreas di cambiare funzione in base alle richieste dell’organismo. Non è una scoperta scontata. Le cellule nascono in grado di diventare qualsiasi cosa, ma nel loro primo periodo di vita si “specializzano”, ossia acquisiscono capacità specifiche. Di solito le cellule aumentano la loro specificità fino a diventare mature, e una volta raggiunta questa condizione, non tornano più indietro. La perdita della specializzazione di solito si osserva nelle cellule tumorali, e si associa alla perdita di risposta agli stimoli dell’organismo. In questo caso invece sembra che ci sia una regressione controllata spontanea, e una riprogrammazione.
Le implicazioni di questa scoperta, se confermata, sono importanti in quanto permetterebbero di curare il diabete all’insorgenza e in modo molto più efficace. Inoltre lo stesso schema potrebbe applicarsi ad altre patologie in cui la regolazione di un certo elemento nel torrente sanguigno è finemente regolata da secrezioni ormonali. Tuttavia per ora si è alle fasi iniziali. Infatti i meccanismi con cui le cellule cambierebbero funzione non sono ancora stati identificati, e la tesi stessa necessita di essere confermata con ulteriori studi.

Hipazia Pratt
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