Home / RUBRICHE / IN PUNTA DI FIORETTO / EXPO 2015 – RECENSIONE DI UN ECONOMISTA

EXPO 2015 – RECENSIONE DI UN ECONOMISTA

Si dice che… Si dice e, infatti, no… No, non ci ho messo il naso e, per motivi che saranno più evidenti avanti, con ogni probabilità non lo farò. Ma nella migliore tradizione dell’essere molesto e del mio brutto vizio di voler fare di conto mi sono messo a fare due calcoli che voglio condividere. Uno studio preliminare, se vogliamo chiamarlo così.

Expo 2015 Milano
Expo 2015 Milano

La premessa è la seguente: non so cosa ci sia da vedere all’EXPO. So che si parlerà di cibo e di energia. I due temi sono molto spendibili, molto sociali, molto attuali e vagamente sospetti per motivi che spiegherò. Ma non cominciamo a pensare subito male! Siamo concreti, perdio! Sono un economista in fondo. E qual’è la prima domanda che un essere umano normale (anche se non è economista) si pone, di fronte alla prospettiva di andare in un posto a fare cosa? “Quanto mi costa?”
Esatto, la banale analisi costi / benefici. Quindi leggo che mediamente un ingresso per una giornata costa sui trenta/quaranta euro, poi ci sarà la benzina e il parcheggio se vado in macchina, o il treno se vado in treno…
NO.
Questo è un modo errato di ragionare. O, meglio, è un modo di ragionare che non tiene conto dei costi “a monte”: ovvero, quanto CI costa l’Expo come collettività? Quanto ci è già costato?

Si è fatto un diffuso parlare di scandali, tangenti e mazzette l’anno scorso. Poi è intervenuto “Caterpillar” Renzi: silenzio, tutto a posto.

Il Presidente del consiglio italiano Matteo Renzi
Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi

Si sente, è vero, dire in giro che alcune cose non sono proprio finite-finite, ma sono le solite voci disfattiste dei mai contenti. L’Expo parte, sarà bellissimo, attirerà millemila milioni di persone da tutto il mondo. E, quindi, bene: ma quanto ci costa, alla fine?
Ho scartabellato un po’ in giro trovando voci frammentarie, lunghi elenchi, difficilmente cifre definitive. Il solo investimento in strutture si aggira sui due miliardi. L’investimento complessivo dello Stato dovrebbe arrivare a tre e rotti. Poi però ci sono i fondi della Regione Lombardia e del Comune di Milano, i soggetti pubblici immediatamente più coinvolti (qualcuno dice altri NOVE miliardi). E quando leggo che Formigoni ha investito due miliardi solamente “per la sicurezza” mi domando se intorno ci sono i laser e le Torri Tesla.
Fermiamoci all’investimento dello Stato: tre miliardi, facciamo tondi (la stima più accreditata è 3,2 ma oggi mi sento buono). Se la spacchiamo su quanti siamo in questo paese fanno 60 euro: più del biglietto. Ma questo conto non mi piace per un motivo banale: non tutti contribuiscono coi loro quattrini alla spesa pubblica. Con tutto il rispetto per i bambini in fasce, per i nullatenenti che vivono di elemosina, e senza alcun rispetto per gli evasori totali, i contribuenti in questo paese sono 38,5 milioni. Ciascuno di costoro (fra cui il sottoscritto) ha quindi speso 77 euro e spicci. Ci siamo già pagati il biglietto d’ingresso più di due volte.
Poi ci sono i residenti del comune di Milano e gli abitanti della Lombardia, per cui questo bilancino lievita in modo impressionante, abbondantemente nelle centinaia di euro. E’ vero che saranno i primi beneficiari del progetto: infatti, già da tempo sono estremamente felici dei continui ritardi nei trasporti, dei casini ovunque, delle deviazioni, dei lavori.
“Ma l’evento creerà ricchezza ben oltre le spese”. Questo è possibile, non certo scontato, e comunque la domanda logica che segue inesorabile è “ricchezza per CHI”? Per me no di sicuro: i miei 77 euro di tasse sono una perdita secca, dato che non ho uno stand là, non ho una camera da affittare ai millemila miliardi di turisti stranieri e… udite udite…IO Non ho fatto lavori per l’Expo.

Expo 2015 Milano. Planimetria.
Expo 2015 Milano. Planimetria.

Eh sì, perchè c’è una categoria di soggetti che “vince” comunque: i destinatari degli appalti. A sentire quel che s’è detto (ma adesso è tutto a posto, fidatevi!) l’assegnazione non è stata proprio corretta, e pare perfino che i prezzi siano leggermente gonfiati. Del resto con tre miliardi di euro ci si potrebbero… che so, comprare 15.000 appartamenti da 200.000 euro. Praticamente un comune italiano di dimensioni più che rispettabili. Vale la pena di bruciarli per una “cosa” che dura qualche mese e non si lascia dietro niente? E che arricchisce un numero ristretto di soggetti politicamente coperti? Decidetelo voi. Io che sono molesto e malfidato potrei dire che volendo far lavorare un po’ le ruspe si potrebbero sistemare strade e scuole, che tendono notoriamente a cadere a pezzi nel nostro paese. Le ditte appaltatrici ci guadagnano uguale, gli operai lavorano uguale. Solo si costruisce qualcosa che, in modo un po’ più inequivocabile, serve.
Ma a me piacciono le strade e le scuole, e a qualcun altro piacciono le fiere. Mi sembra indiscutibile. Siamo in democrazia, per cui se la maggioranza vuole la Torre di Marzapane si fa la Torre di Marzapane. In effetti il regime, scusate, i governi democraticamente eletti che abbiamo avuto ultimamente ci hanno stressati fino alla nausea per chiederci se andava bene l’Expo, se volevamo le montagne russe più alte d’Europa o la fabbrica del cioccolato di Willi Wonka. O una cosa noiosa come delle strade con meno buche e delle scuole che non cadano in testa a chi ci deve passare del tempo.
Per essere esatti non l’hanno chiesto a me, nè credo a nessuno di coloro che leggeranno questo sproloquio, ma anche qui c’è una spiegazione ragionevole. Quando vuoi fare le cose in grande non ti consulti con la Signora Pautasso. Vai dai big. E qui di big ne hanno sentiti diversi, si può dire quasi tutti; in effetti credo che non ce ne sia uno che a qualche titolo non abbia messo il naso dentro alla greppia, mangiandoci qualcosa.
Torniamo, quindi, al tema di fondo: il cibo e l’energia. Potrei parlarvi di imprenditori del cibo di ogni fascia, dalla grande distribuzione a quelli che fanno una strana roba con l’olio di palma e dicono che è l’orgoglio del cioccolato Made in Italy (contenuto effettivo di cioccolato: tracce). E potrei parlarvi di palazzinari che si sono riciclati come costruttori di pale eoliche, perchè insomma, dobbiamo salvare il pianeta, ma soprattutto aprire qualche maledetto cantiere, anche dove il vento più forte che si sia mai visto sono le fregnacce sulla sostenibilità di certe cose. Ma questo lo facciamo un’altra volta. Per ora mi limito a ripetere la considerazione che il biglietto dell’Expo l’ho già pagato almeno due volte prima ancora che aprano, e per questo ci metterò piede solo se mi pagano per andarci. Senza pretesa di fare a pari, sia chiaro: ormai già rimetterci meno è diventato un successo.

Avatar
Print Friendly, PDF & Email

About Gerhard von Tannenberg

Avatar

Check Also

Il mio tartufo bianco: anti-status symbol, redistributore di ricchezza, equilibrio di Nash e vini al seguito

Il tartufo è meraviglioso dono della terra, scrigno millenario che si rinnova ad ogni bruma …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *