Giornata europea degli antibiotici: handle with care

Il 18 novembre è la Giornata Europea degli antibiotici, in linea con la Settimana Mondiale sulla Conoscenza degli Antibiotici- World Antimicrobial Awareness Week– che si estenderà nel 2020 fino al 24 novembre.
In Europa la giornata è sponsorizzata dall’European Centre for Disease Prevention and Control, un’agenzia indipendente dell’Unione europea che nasce nel 2005 in risposta alla diffusione della SARS che ha come scopo il rafforzamento delle difese degli Stati europei nei confronti dei pericoli infettivi. Il lavoro del Centro si svolge quindi su più livelli. In pochi anni è riuscito a creare una rete capillare di raccolta dati nei 25 Stati membri più Norvegia e Islanda.

A livello mondiale invece la settimana di attenzione agli antibiotici è sponsorizzata non solo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della sanità animale.

Sulla base dei dati raccolti, sia il Centro Europeo che la World Healt Organization da anni hanno lanciato un allarme sull’eccessivo consumo di antibiotici che si fa in modo non appropriato e che sta selezionando batteri antibiotico-resistenti.

Il 2020 ci ha ricordato in modo piuttosto efficace come la medicina non sia mai stata in grado di trovare un’arma contro i virus che risulti efficace come gli antibiotici contro i batteri. Per la maggior parte delle malattie virali, infatti, ci si avvale di farmaci sintomatici, ossia farmaci che agiscano sul dolore, sulla febbre, sul prurito e sull’infiammazione e si aspetta che l’infezione si autorisolva. I virus che dobbiamo affrontare normalmente sono per fortuna portatori nella gran parte dei casi di malattie autolimitanti anche se spesso rimangono poi silenti nell’organismo ospite.

Per i batteri e le infezioni a loro correlate, invece, possiamo contare su un’arma davvero efficace. Fin dalla scoperta del potere battericida delle muffe di Vincenzo Tiberio e della penicillina di Fleming del 1928 la medicina è riuscita a cambiare il mondo. Le armi ci hanno reso più sicuri, ci hanno permesso di derubricare quelle che prima erano probabili condanne a morte a “semplici” infezioni. L’impatto è stato imponente e trasversale, coinvolgendo mortalità infantile e perinatale, mortalità per ferite insignificanti per sovrainfezione batterica, rendendo più sicure le sale operatorie e gli ospedali stessi. Gli antibiotici erano l’arma perfetta a basso costo, accessibile e maneggevole, con pochi effetti collaterali.

Proprio la sicurezza ci ha resi incauti. I batteri, i virus, ogni forma vivente in natura è sottoposta a selezione naturale e lotta per sopravvivere.
Abbiamo abusato degli antibiotici, prendendoli anche a sproposito, per infezioni virali, per copertura, tenendoli in casa e somministrandoli fin da bambini per la prima linea di febbre. In questo modo abbiamo pian piano selezionato i microrganismi che sono riusciti a sopravvivere. Non siamo ancora al punto di non ritorno, ma la resistenza antibiotica sta aumentando. E’ ormai esperienza comune quella di dover fare due cicli di terapia antibiotica per sconfiggere un’infezione, o la richiesta di un antibiogramma da parte del medico prima di somministrare una cura.

L’allarme lanciato in occasione di questa giornata può sembrare di secondo piano rispetto all’attuale emergenza ma non va sottovalutato. Il Covid e la SARS ci hanno mostrato la nostra inadeguatezza verso le pandemie virali. Uno scenario simile potrebbe verificarsi anche con i batteri se perdessimo le nostre armi migliori.

Per cambiare rotta si è dovuto vincere prima la resistenza dei medici, abituati ai vecchi protocolli. Ora la resistenza da vincere è quella dei pazienti, della popolazione comune, che in molti casi pretende di uscire dallo studio medico con un prescrizione. Siamo abituati ad avere una risposta per ogni malanno. Sembra impossibile in epoca moderna scontrarsi con i limiti della medicina, eppure nel più doloroso dei modi abbiamo dovuto riconoscerlo: abbiamo mezzi avanzati, ci siamo illusi di domare il dolore e forse prima o poi anche la morte. In realtà la lotta è in continua evoluzione e come in ogni occasione, ognuno deve fare la sua parte.

Quest’anno lo si è deciso di cambiare il nome e lo slogan della settimana di focus. Non più solo antibiotici, ma antimicrobici. Le regole anti pandemia hanno infatti inserito un uso massiccio di antimicrobici che rischia di accelerare anche una resistenza generale oltre a quella batterica.

Lo scenario che abbiamo davanti è serio e con serietà va affrontato ma non con panico. Le armi ancora ci sono. Nel quotidiano, le cose importanti da ricordarsi sono:

  • Lavarsi le mani. Il più spesso possibile, senza detergenti particolari ma con cura, come è stato insegnato molto bene in questi ultimi mesi.
  • Non abusare dei farmaci. La regola è valida in generale. I farmaci sono risposte ad un problema e sono sempre più specifici grazie alla ricerca. Pertanto prendere solo i farmaci necessari solo in risposta al giusto problema. Quando lo si fa, inoltre, seguire scrupolosamente le istruzioni date dal medico. Le cure antibiotiche sospese prima del tempo perchè i sintomi erano scomparsi sono uno dei modi più diffusi con cui creare le condizioni ideali per selezionare batteri resistenti.
  • Sostenere la ricerca. Non si intende solo finanziariamente. I ricercatori sono le uniche persone che possono portare avanti le nostre conoscenze e in questo modo sviluppare ulteriori difese. Sono la chiave della nostra evoluzione contro l’evoluzione dei microrganismi, che si rivela purtroppo molto più veloce. Informarsi, credere nei progressi della scienza, fidarsi dei dati e degli studi seri.

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