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L’idiota pecoreccio emblematico 2.0 allo specchio 3.0. Darsi dello stupido ed esserne fieri

Non capire non è affatto una giustificazione o attenuante, semmai è molto spesso un’aggravante (Marchese di Isili, cit.)

 

L'idiota pecoreccio emblematico 2.0 allo specchio 3.0
L‘idiota pecoreccio emblematico 2.0 allo specchio 3.0 si vede geniale allo specchio. Un altro interessante modo per darsi dello stupido ed esserne fieri e nell’uso e abuso della propria idiozia nelle relazioni umane.

Evvia l’idiota pecoreccio emblematico 2.0 allo specchio 3.0!

Nel mondo dell’informazione, del 2.0 o 3.0 o 4.0 c’è chi, auto-compiacendosi di esserne parte, ha poi l’ardire di dire “non capisco, non sei chiaro, spiegati meglio“, elevando sé a metro e misura del sapere assoluto. L’idiota pecoreccio emblematico, appunto.

Tali novelli presunti Leonardo da Vinci giustificano sé per il non comprendere altri, adducendo di essere loro molto “seri e concreti” e che bisogna essere semplici, immediati, comprensibili.
Ora, se non è come dire che Dante Alighieri dovrebbe scrivere semplice perché io non lo capisco, oppure che l’insegnante non è chiaro se io sbaglio un esercizio, tale approccio è come dire che è colpa del segnale stradale che il 50 sui limiti di velocità non sia coerente con il mio 120 km/h sul tachimetro 2.0 mentre spadroneggio alla guida in città.
Non è comprensibile che io passi con il rosso e prenda multe, oppure che ci sia chi ha ragione mentre io possa avere torto.
Nella società della comunicazione i seri e concreti fanno 263.544.192.373 selfie e se la foto è brutta è colpa del programma o della luce, d’altra parte sarebbe anche ora che la cara amica o il caro amico X e Y smettessero di rendersi così ridicoli sui social media in così tante loro foto.
Buttano, magari, il mozzicone di sigaretta per terra e ti spiegano, ti erudiscono, ti devono insegnare che è colpa del comune se non c’è il cestino per loro. Diventa quasi incomprensibile per loro che non esistano ogni 100 metri dei cestini anti-mozzicone-per-terra: è incomprensibile! Come incomprensibile è che all’estero non ci siano comunque i cestini ogni 100 metri eppure non ci siano i mozziconi per terra.
Anche se fosse poi davvero incomprensibile nel merito, nella sostanza delle cose è un’onta fare domande! Mettersi su un livello di chi chiede nel merito è ignominioso, orribile, offensivo!
Non per niente Socrate alla fine, se fosse vivo oggi, farebbe la figura dello scemo del villaggio nella compagnia dei presunti informati-informanti che, però, non possono capire e non devono affatto capire: perché l’aria del sapere è in basso, nella valle delle lacrime spese su libri e ricerche mentre la loro genialità è nell’iperuranio…l’ iperuranio del vuoto presunto e presuntuoso.

Il sapere, se lo si vuole per davvero, non a caso, si acquisisce: costa fatica, dedizione e presuppone un uso anche minimale del proprio intelletto – vedremo poco sotto – almeno delle orecchie.
Meglio condividere la propria pochezza, renderla patrimonio universale e non spendere risorse, elemosinando invece che sia la montagna ad abbassarsi davanti allo scalatore.
Smettiamola di metterci in dubbio e porre dubbi per primo a noi stessi! Basta! Farlo, infatti, costa molto di più di una tariffa flat o di un post su Facebook e il relativo plauso della folla.
C’è poi chi fa domande, ma con lo stile di chi ti contesta che, appunto, non sei comprensibile: ma non potevi spiegarlo più facile? Si va sul modo di spiegare e non sui contenuti! Ad esempio…

«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono.  Un’altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo;  ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì.  Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono.  Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno.  Chi ha orecchi [per udire] oda».  Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?»

Vi invito a non capire e a fare i seri e concreti ma, coerentemente, non fatevi ma, soprattutto, non fatemi domande…
Tanto sbaglia sempre l’altro! Non lo capite?! Per cui…

Non capire non è affatto una giustificazione o attenuante, semmai è molto spesso un’aggravante (Marchese di Isili, cit.)

 

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Straordinariamente marchesissimamente vostro, Io, Marchese Sublime di Isili!

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