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In 60 secondi: Henri Rousseau Le Douanier

Naïf: infantili tratti in onirici percorsi. Ma non è così, non è così banale il suo mondo, il suo vocabolario pittorico; non è solo questo, non solo semplicisticamente naïf il mondo di Rousseau. Bidimensionalità primordiale, giungle visionarie di Rousseau il Doganiere laddove nella letteratura popolare, nelle fiabe popolari l’ambientazione non è poi così incline a dar spazio alla scenografia da esotici ambienti arborei al posto di più vicine foreste incantate. Ma nel sogno infantile, o forse simbolico, gli spazi e le dimensioni, le distanze e i tempi diventano alfabeto di colori da declinare secondo una predominanza di verde e talora azzurro.

Henri Julien Félix Rousseau

Questo è il mondo espressivo di Henri Julien Félix Rousseau (Laval, 21 maggio 1844 – Parigi, 2 settembre 1910), detto appunto il Doganiere (Douanier), marchio del suo esser stato impiegato alla dogana per tanti anni e di aver approcciato la pittura da autodidatta. Rousseau è l’alfiere, magari inconsapevole o magari no, dell’arcaicità trasognata, dell’istinto che non è assalto, di un’infantile perché atemporale, non evolutiva dimensione e su questa morbida falsariga è anche il pittore che è riuscito a raccogliere apprezzamenti  solo molto tardi. Per dirla con manzoniano lessico, dalla polvere all’altare dell’avanguardia francese: un uomo, un artista che ha potuto così dismettere o non farsi più addossare panni di rozzezza, ingenuità e incultura per finalmente vedersi avvolgere da riconoscimenti e attestati di stima. Il vento che ghermiva il suo innovativo vocabolario pittorico divenne così, negli ultima anni della sua vita, brezza leggera ed eco di riferimento dell’avanguardia espressiva, oltre confine, oltre la pittura, trasversale tra arti figurative e letterarie.

Raccontato in… 60 secondi

Il commento musicale è un tratto dal Notturno n° 1 per piano in fa maggiore (1854)

 

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