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In 60 secondi: John Singer Sargent

John Singer Sargent, “un americano nato in Italia, educato in Francia, che guarda come un tedesco, parla come un inglese e dipinge come uno spagnolo”

John Singer Sargent “un americano nato in Italia, educato in Francia, che guarda come un tedesco, parla come un inglese e dipinge come uno spagnolo” come amava definirsi. Raffinato interprete dell’opulenza dell’era edoardiana, Sarger è stato uno dei massimi ritrattisti dell’Ottocento diventando celebre soprattutto per i suoi ritratti, nei quali passò in rassegna l’aristocrazia e l’alta società dell’Europa, oltre che le maggiori personalità contemporanee: l’oggetto dei ritratti di Sargent, in breve, era quel milieu raffinato e mondano che rispecchiava la sua sensibilità cosmopolita. Auguste Rodin avrebbe definito Sargent «il Van Dyck dell’epoca» per via della popolarità che raggiunse nell’alta società europea e americana in veste di ritrattista. [https://it.wikipedia.org/wiki/John_Singer_Sargent]

John Singer Sargent, Two Women Asleep in a Punt under the Willows, 1887 ca. – © Museu Calouste Gulbenkian, Lisbona

John Singer Sargent

Nato a Firenze il 12 gennaio 1856 e morto a Londra il 17 aprile 1925figlio di americani espatriati, John Singer Sargent ricevette una formazione raffinata, eterogenea e cosmopolita, trascorrendo la sua infanzia in un peregrinare con la sua famiglia in Italia, Francia, Svizzera, Austria e Germania. Suo padre aveva abbandonato una carriera medica di chirurgo oculista a seguito di un tracollo fisico della moglie: la coppia aveva perso, infatti, la figlia maggiore di soli due anni e decisero di allontanarsi dagli Stati Uniti e viaggiare per riprendersi da un trauma così tragico.  A causa dello scoppio di un’epidemia di colera, si dovettero fermare a Firenze, dove nacque John. A 11 anni John parlava correntemente francese e italiano e poteva cavarsela in tedesco. Lui e le sue due sorelle ricevettero insegnamenti di pianoforte e ballo. Iscritto all’Accademia di Belle Arti di Firenze, a 18 anni la famiglia si trasferì a Parigi, dove John poté studiare presso l’atelier del pittore francese Charles Auguste Émile Carolus-Duran, di cui avrebbe fatto uno dei suoi migliori primi ritratti. Carolus-Duran, ammiratore di Velázquez, insegnò ai suoi studenti a non preparare un dipinto facendo schizzi o disegni. Al contrario il maestro istruiva ad uno stile per il quale, nelle parole di uno dei suoi allievi, “i piani principali del viso devono essere posati direttamente sul tela non preparata con un pennello largo “. L’enfasi era nel catturare il flusso di luce sulla superficie, cercando inflessioni e ciò che era luccicante e in flusso piuttosto che un solido o una struttura tonale accuratamente delineata.

Le pennellate ampie e taglienti di Sargent e la brillante tavolozza evocano il senso dell’accidentale, del caduco e del catturare un particolare momento. Era sorprendentemente irremovibile nella sua ritrattistica, rispondendo in modo diverso a ciascuna persona e riusciva magistralmente a manipolare oggetti di scena ed effetti pittorici per suggerire la classe e talvolta l’occupazione dei suoi sudditi. I suoi migliori ritratti catturano i suoi modelli in un momento rivelatore, in un istante fuggevole di trasparenza rispetto al proprio mondo interiore e status sociale. E il momento della vita a Londra, quando clienti abbienti accorrevano al suo studio di Chelsea pronti a pagare cospicue somme a seconda del taglio del ritratto.

Ma il suo istinto vivace e sperimentatore, curioso e amante dell’osservazione non si esauriva nella sola ritrattistica: suoi perenni compagni di viaggio sono gli acquerelli.  E così, dopo il 1903, Sargent rinunciò al ritratto e dedicò il resto della sua vita a dipingere luoghi e paesaggi montani, con grande enfasi su quelli italiani come Venezia e non solo,  proprio con la tecnica dell’acquerello . Con una brillantezza stenografica, John Sargent ha perseguito la trasparenza e la fluidità oltre gli esperimenti di Joseph Mallord William Turner e Winslow Homer , creando talvolta opere che erano profeticamente o accidentalmente espressioniste.

Raccontato in… 60 secondi

Il commento musicale è un tratto dal “Bolero” di Maurice Ravel (1928)

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