La scelta della Rai oggi in occasione dei funerali di Stato per le vittime del terremoto del 24 agosto 2016: niente pubblicità e drappo nero sul logo

Rai - Ufficio Stampa
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Simboli, risposte astratte a problemi molto, troppo concreti: sono “inutili”?
No, e non sono solo utili ma sono anche un gran bene. Perché, credenti religiosi o laici o meno ma pur sempre nel tentativo di essere LUCIDI, noi siamo una COMUNITÀ. Anche il più estraneo alla comunità ne è membro già solo per il fatto che può rientrare nella comunità in qualsiasi momento o espiata la sua colpa.
La COMUNITÀ si esprime usando gesti e simboli, rituali. I social media hanno dato voce e più visibilità quasi a tutti: anche a chi contesta a prescindere e trova nel perimetro del profilo singolo del social media la propria, presunta o reale, completezza o – concediamoci il pessimo neologismo – “bastevolezza“. Eppure, nel mondo dei social media e ancor prima della pubblicità, riuscire a compiere da parte di un operatore televisivo nazionale e di Stato come la Rai questo gesto e ricorrere a un simbolo non del proprio perimetro di comunicazione aziendale, volenti o nolenti, è una risposta che dovrebbe offrire occasione – ulteriore – per ricompattare una comunità ferita.
Non riporterà indietro i morti, non restituirà da sola la condizione di normalità precedente ai feriti, non ricostruirà quell’insieme di pietre e calce o altro che noi – concretamente ma anche molto simbolicamente – definiamo case o patrimonio storico monumentale. No, non potrà, e di nuovo troverà chi contesta o banalizzerà il gesto, ne vedrà secondi, terzi fini, ma sono pur sempre una risposta e una risposta sociale della comunità. Prendiamola per quello che è, e che per una volta nel silenzio (apparente o meno, ripeto, non ne discutiamo) del marketing commerciale ci sia il “marketing” del senso di comunità.

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