Un esempio di licantropo. Sì, ha a che fare con il concetto di libertà...
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La storia delle parole: libertà

La libertà è uno stato in cui si può venire a trovare un essere vivente e che è caratterizzato da autonomia e sovranità: più in generale, da libertà di scelta tra più alternative.
Il concetto di libertà si può declinare in italiano in due modi:

  • “libero di (compiere un’azione)”
  • “libero da (qualcosa di oppressivo)”

Più in generale questo stato di indipendenza e di emancipazione viene essenzialmente percepito come diritto dell’essere umano e come tale garantito da un ordine morale, sociale o politico.

Il termine appare per la prima volta nel 1313 e deriva dal latino “libertas, -atis“, a sua volta derivazione di “liber“, “libero”.

Il concetto di libertà, tuttavia, è più complesso di quanto possa sembrare, poiché non richiede necessariamente l’assenza di qualunque vincolo (quel “libero da” che abbiamo visto sopra).

Un esempio di licantropo. Sì, ha a che fare con il concetto di libertà...
Un esempio di licantropo. Sì, ha a che fare con il concetto di libertà…

Per capirlo partiamo da molto lontano. L’idea stessa che potesse esistere un “uomo lupo” nasce in ambito giuridico. Può essere strano pensare che una tale figura mitologica abbia le sue origini nella sfera del diritto invece che nel folklore, per cui provate a seguirmi. Nelle lingue germaniche sono numerosi i termini legali che si basano sulla radice *warg- e che definiscono l’uomo che si è macchiato di un crimine e ne è stato punito. “Criminale” è detto wearg in Antico Inglese, warag in Antico Sassone, warc(h), in Antico Alto Tedesco, vargr in Norreno e wargus in Latino medievale (come prestito dal Germanico).

Wargus è però anche il lupo. Il motivo di questa corrispondenza è semplice: il criminale, espulso dalla comunità, diventa selvaggio come un lupo, perde il sostegno della propria famiglia e la tutela della legge. La pena dell’esilio è gravissima, toglie all’uomo la sua naturalità: il lupo è il fuori legge, outlaw (in Scozzese), utlag (in Sassone): in tutti i casi, è al di fuori dalla protezione.

La naturalità dell’uomo germanico risiede dunque nell’appartenenza ad una collettività, mentre l’esclusione da essa è uno stato non naturale, ovvero la condanna a diventare mezzo uomo e mezza bestia (il che significa, essenzialmente, né l’uno né l’altra).

Il reo non viene dunque privato della libertà bensì della collettività.
E qui sta tutta la forza del concetto germanico di libertà: la comunità non viene sentita come struttura che limita la libertà del singolo bensì come ciò che gliela permette.

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