Il pasto di Pantagruel
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La storia delle parole: pantagruelico

Un appetito pantagruelico è un appetito enorme, gigantesco: degno, in tal senso, del gigante Pantagruel, personaggio inventato da François Rabelais (1494-1553) e protagonista di cinque romanzi pubblicati nella prima metà del Cinquecento a nome di Alcofribas Nasier (anagramma dell’autore).

Pantagruel, in queste opere, è la personificazione per eccellenza del gran mangiatore e bevitore (anche per il fatto stesso di essere un gigante).
Il ciclo dei romanzi è conosciuto con il nome “La vie de Gargantua et de Pantagruel” e la trama è più o meno la seguente…

Il pasto di Pantagruel

Gargantua, figlio del gigante Grandgousier, re d’Utopia, viene partorito da un orecchio di sua madre Gargamelle. Il giovane gigante riceve un’educazione di stampo medievale che viene mitigata dal saggio Ponocrate che gli insegna ad utilizzare i libri come maestri di vita. A causa di una lite fra mercanti di focacce scoppia una guerra fra Utopia e il vicino regno del re Picrochole: grazie all’aiuto del frate Jean des Entommeurs Gargantua vince l’esercito nemico; frate Jean è ricompensato con la costruzione di un monastero la cui unica regola è Fai ciò che vuoi.
Pantagruel è figlio di Gargantua e di Badebec, che muore nel darlo alla luce. Da giovane Pantagruel riceve un’educazione di tipo moderno, a differenza del padre, e si distingue per una forza immensa superata solo dall’appetito. A Parigi stringe amicizia col chierico Panurge, col quale condividerà molte avventure. Nel frattempo i Dipsodi invadono Utopia ma sono respinti grazie alla forza di Pantagruel; questi ripara dalla pioggia un battaglione stendendo la lingua a mo’ d’ombrello: il narratore Alcofribas ne approfitta per entrare nella bocca di Pantagruel e visitare campi e boschi curati dalle popolazioni che vi risiedono.
Panurge non sa se prendere moglie o meno: decide perciò di partire alla ricerca di qualcuno che lo consigli. In compagnia di Pantagruel e frate Jean consultano una Sibilla, un medico, un poeta, un astrologo, un teologo, un filosofo e un giudice che emette i suoi giudizi tirando ai dadi. Alla fine ascoltano il consiglio del pazzo Triboulet e decidono di andare a consultare l’Oracolo della Divina Bottiglia.
I protagonisti viaggiano per le terre più strane ed incontrano i popoli più assurdi. Presso il circolo polare si fermano in un luogo dove odono a causa del disgelo le grida, rimaste imprigionate nel ghiaccio, di una battaglia avvenuta anni prima. I tre viaggiatori giungono finalmente all’Isola Sonante, dove alla fine delle loro peregrinazione la sacerdotessa Bacbuc li guida in un tempio al cospetto dell’Oracolo, il cui responso è “Trinch!”, che in inglese antico vuol dire “Bevi!”.

In Italia “pantagruelico” appare con questo significato nel 1889.

 

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