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Pino Daniele, un anno dopo

Un anno dopo, Pino Daniele.
Vogliamo ricordarlo anche noi, qua su Said in Italy, andando a ricercare l’uomo Pino Daniele nella suo percorso di crescita e rimanendo il più possibile aderenti alle sue di parole e ai suoi di luoghi.
Napoli e la sua fiera cultura napoletana che è colonna vertebrale e non guscio, perché sorregge ma non deve limitare, non è corazza ma nemmeno pelle, non contiene lei Pino ma sorregge Pino. In quanto avrete modo di sentire da lui, per lui Napoli è anche amore-odio, sulla bilancia della sua etica che lo vuole in comuni luoghi ma fuori dai luoghi comuni. Comuni luoghi come i suoi vicoli, le sue familiarità condivise, i suoi gruppi. I luoghi comuni che rifugge, i razzismi a piramide dove nord e sud sono non solo Italia ma anche Europa e Africa o pelle bianca e pelle nera, pulito-civile e sozzo-svogliato.

 No io non sono mai contento [della mia voce], anzi non mi piace ascoltarmi… io preferisco altre voci, cioè quelli che cantano veramente… mi piacerebbe avere la voce di Sinatra (terzo link)

 Io mi sono formato a Napoli ma non fermato a Napoli (primo link)

Parlando della mia generazione, io amo tantissimo artisti come Fossati, artisti come De André, come Guccini, come De Gregori, questo modo di fare poesia con la musica  (terzo link)

I colori e gli accenti sono ponti tra sé e il mondo portando per mano l’Italia, sdoganando il dialetto come traduttore e conduttore musicale e non gabbia da nicchia.
Tra gli anni Settanta e Ottanta Napoli era una fecondo centro di ripopolamento musicale, un vivaio che aveva generato e stava formando molti che da lì a poco si sarebbero affermati come riferimenti musicali, ma era anche un centro, un laboratorio sperimentale d’avanguardia che, come ad esempio nel rock progressivo italiano, vantava figure davvero “avanti” come gli Osanna a far da protagonista in un genere che a livello nazionale contava calibri come gli Area, gli Arti e Mestieri, il Banco del Mutuo Soccorso, i GoblinLe Orme, i New Trolls, la Premiata Forneria Marconi. Proprio con gli Osanna Pino agli inizi propone i suoi brani, più come chitarrista che cantante.
Vogliamo ricordare Pino non in terza persona, perché non c’è che l’imbarazzo – giustamente – della scelta di trovare biografie o racconti di altri su di lui, né ricordarlo “solo” con la sue canzoni, perché non basterebbero probabilmente mesi di ascolto ininterrotto o non servirebbe a molto una arbitraria antologia.
Vogliamo ricordare Pino il più possibile con le sue parole, alle radici del suo essere uomo di musica fino agli ultimi giorni, quelle parole che raccontano lui partendo da lui e che vanno a toccare ogni angolo del mondo.

Prendetevi una trentina di minuti e sarà storia di un immenso artista ma anche un pezzo di storia sociale e culturale d’Italia.

Le nostre parole finiscono qua. Iniziano le sue.

  1. https://www.youtube.com/watch?v=TcnY4dElFS4 (1979)
  2. https://www.youtube.com/watch?v=Fzo4rjs_GfU
  3. https://www.youtube.com/watch?v=ItPNZ10LzHw (1998, Pino Daniele e Luca De Filippo ospiti di “Storie” di Gianni Minà)
  4. https://www.youtube.com/watch?v=-cYr_6pmYjI (1983)
  5. https://www.youtube.com/watch?v=XO1Z-x955Ik (1992 Pino Daniele e Massimo Troisi intervistati da Gianni Minà in “Alta Classe”, Rai 1)
  6. https://www.youtube.com/watch?v=y0LkxbBpBRs (brevissimo fuori programma)
G P El Cid
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