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Potere è dovere!

Potere è dovere?
Per il popolo, tra il popolo, è fonte di esaltazione ripetere e ripetersi che “volere è potere”.
Intrigante, ottimista, segno che tutto si può e infatti… E’ la frase principe di stimolo per chi è nei guai e il motto a posteriori di chi ha creduto di vincere per sua determinazione.
I vincenti con consapevolezza dei perché, per rimaner tali e, quindi, superiori, imboniranno il popolo e la plebe al motto di “volere è potere”: “se davvero volete, allora potrete”. Un “davvero” demiurgico o miracoloso che non è stato riconosciuto nemmeno a tutti i profeti e da lì in su…
Mai frase più programmatica e inutile al contempo!
Il mondo sociale, invece, che non parla in modo netto, in quanto è un aggregato fluido ma dà ugualmente lezioni chiare a tutti, propone una sola regola, in ambito sociale, cioè nel suo ambito medesimo:
Potere è dovere!

La punizione di Sisifo
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1480/1485[1] – Venezia, 27 agosto 1576), Sisifo, 1548-1549, olio su tela, 237×216 cm, Madrid, Museo del Prado

La cui esplicitazione consiste nel fatto che, se dimostri che puoi fare o si capisce che puoi fare, quel tuo potere o potenziale viene imposto come dovere.
Siccome puoi, allora devi.
Al punto che se non riesci deludi e sei fallito e poco importa che il “potere” fosse un potenziale giustificato o giustificabile oppure no.
Se, di contro, riesci, quel tuo potere diventa atto e, quindi, diventa quel minimo dovuto che sempre dovrai garantire o come condotta o come risultato.
Per rendervi ancora più tangibile la esemplificazione, pensate a quelle persone miti e disponibili che, a semplice richiesta, si mettono a disposizione, per lo più gratuitamente, del richiedente o del questuante. Se accondiscendono, si assumono un dovere fattuale che, se un domani venisse negato per assenza di tempo o voglia o disatteso a qualsiasi titolo, sarebbe imputato loro come colpa se non addirittura peccato.
Troppo sfumato l’esempio? E allora pensate quando voi lavorate con premi a raggiungimento di obiettivi, raggiunti i quali, l’anno successivo sono il minimo da cui si parte; e da lì le malizie di raggiungere gli obiettivi del potere e non eccedere per evitare di avere un dovere l’anno prossimo…
Il potere vero che rende liberi è quello del richiedente che vincola chi, ricco di potenzialità, permette che il suo potere… diventi dovere!

Marchesemente sublimamente Vostro, Io, Marchese di Isili!

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