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Ricordando oggi Italo Calvino (15 ottobre 1923-19 settembre 1985)

 width=Figlio di genitori italiani, Italo Calvino nasce il 15 ottobre del 1923 non in Italia ma  a Cuba, a Santiago de las Vegas. Il padre, Mario Calvino, è un agronomo originario di Sanremo impegnato a Cuba come direttore di una Stazione Agronomica sperimentale per la produzione di canna da zucchero. La madre, Eva Mameli, è una botanica originaria di Sassari.
Due anni dopo la sua nascita la famiglia rientra in Italia, a Sanremo, luogo della sua fanciullezza. Nel 1941  si iscrive alla facoltà di Agraria dell’università di Torino, periodo in cui inizia a maturare una posizione nettamente antifascista. Proprio a Torino, parallelamente al sodalizio con la casa editrice Einaudi, nasce una profonda amicizia con Cesare Pavese, che rappresenterà per Calvino un riferimento e modello culturale ed umano.

Scrive così Calvino in Eremita a Parigi, Edizioni Mondadori, 07 ott 2010 – pag. 8

” E posso dire che per me, e per altri che lo conobbero e lo frequentarono, l’insegnamento di Torino ha coinciso in larga parte con l’insegnamento di Pavese. La mia vita torinese porta tutta il suo segno; ogni pagina che scrivevo era lui il primo a leggerla; un mestiere fu lui a darmelo immettendomi in quell’attività editoriale per cui Torino è oggi ancora un centro culturale d’importanza più che nazionale; fu lui, infine, che m’insegnò a vedere la sua città, a gustarne le sottili bellezze, passeggiando per i corsi e le colline”

 

Partigiano con lo pseudonimo – non a caso – Santiago e anarchico d’indole, come da lui stesso affermato, è politicamente impegnato nel partito Comunista, ma proprio la sua indole anarchica e il suo ferreo spirito critico lo porteranno allo strappo con il partito nel 1957, dopo la repressione drammatica della rivolta operaia scoppiata a Poznań il 28 giugno 1956 e l’invasione dell’Armata rossa in Ungheria
Dopo Torino e Roma, si stabilisce a Parigi, dove resterà fino al 1973 per poi rientrare in Italia.
Muore nella notte del 19 settembre 1985 a Siena, colpito da un ictus.

Il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno, è pubblicato nel 1947 a cui fa seguito nel 1949 raccolta di racconti Ultimo viene il corvoTra gli altri suoi capolavori la trilogia I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, e Il cavaliere inesistente), Le città invisibili, La giornata di uno scrutatore, Lezioni americane.
Nel 1985, ormai celebre a livello mondiale, avendo ricevuto l’incarico di tenere una serie di conferenze negli Stati Uniti presso la prestigiosa Università di Harvard, è impegnato nella scrittura delle Lezioni americane: rimarranno incompiute e saranno edite solo postume nel 1988.

Vogliamo ricordare Italo Calvino con le sue stesse parole, nelle interviste rilasciate in cui racconta di sé.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-93f9a1e4-31d5-4f4f-a7be-b3dd41db99b8.html

“Da bambino giocavo con degli spazi, degli ambienti: i giochi si dividono in giochi che si fanno in un ambiente delimitato, ad esempio un campo da football, e i giochi che si fanno al di fuori di un ambiente, […] non della fantasia, ma è già un gioco fare un certo percorso. Per esempio, qual è il primo gioco che fa un bambino piccolo di tre o quattro anni quando lo portano a spasso? Vede un muretto e vuole camminare sul muretto, tenuto per mano magari. Questa cosa del muretto mi è in fondo sempre rimasta; per esempio, andare fino alla punta del molo saltando da uno scoglio all’altro, oppure percorrere un torrente senza mai passare per le strade, da una pietra all’altra del torrente… superando i punti difficili, perché ci sono dei piccoli laghetti […]. Ho avuto una prima parte dell’infanzia piuttosto solitaria, questa cosa del percorso che in fondo mi è rimasta anche in tutte le cose che faccio… andare da un punto all’altro superando determinate difficoltà… questo è piuttosto solitario”
[…] “Volevo parlare di Robert Louis Stevenson. Stevenson è un autore che si legge da ragazzi, di solito, e alle volte non si legge più perché si continua a considerare un autore per ragazzi. Invece per me è un modello di scrittore, di narratore puro, in cui lo spirito romanzesco dell’avventuroso diventa un grande motivo poetico, con una grande leggerezza […]. Stevenson, non lo dimentichiamo, è anche l’autore di Dr. Jekyll and Mr Hyde, che è lo sdoppiamento di un personaggio che in alcuni momenti diventa un mostro di cattiveria. […] Il visconte dimezzato… anche lì c’è un buono e un cattivo, ma sono la metà della stessa persona. La metà cattiva è quanto di più crudele si possa immaginare, la metà buona è un personaggio molto noioso, è un buono meticoloso […]. La morale esplicita di questo libro è che personaggio positivo può essere soltanto l’uomo intero e non la metà, né una metà né l’altra […]; magari m’identifico di più con gli aspetti cattivi dei buoni, che pure ci sono. […] Penso che [io] sia ancora un bambino buono.”

 

La mia è una famiglia plurilingue: mia moglie parla spagnolo, lo spagnolo di Buenos Aires, mia figlia va alla scuola comunale e parla francese […] io parlo sempre italiano, un italiano naturalmente un po’ ridotto, un po’ basico per essere sicuro di essere capito; la donna che viene a far ei servizi alla mattina parla il portoghese […] un po’ una babele che corrisponde alla babele che è quello che i sente andando in metrò o per strada […]. Ormai il proletariato parigino è in parte spagnolo, in più larga parte portoghese, più ancora nordafricano o dell’Africa nera, e quindi viviamo in un modo da cui è difficile trarre un nutrimento linguistico[…]. Parigi è una gigantesca opera di consultazione: è una specie di enciclopedia. I negozi, per esempio, hanno un loro linguaggio, ci sono negozi che sono come pagine di giornale o come voci di un’enciclopedia […]

 

 

Nea Anthologia – Fatima
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Un esercito di cavalieri, dicono alcuni, altri di fanti, altri di navi, sia sulla terra nera la cosa più bella: io dico, ciò che si ama. È facile far comprendere questo ad ognuno. Colei che in bellezza fu superiore a tutti i mortali, Elena, abbandonò il marito pur valoroso, e andò per mare a Troia; e non si ricordò della figlia né dei cari genitori; ma Cipride la travolse innamorata

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